DONNE
Fonte: Corriere della Sera
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La platea è tutta a favore delle quote di genere, senza le quali la presenza femminile nei board crescerebbe a stento dell’1% all’anno

Una settimana fa si è tenuto il Global Summit of Women: il più grande forum mondiale su donne ed economia, che da 24 anni gira il mondo – ignorando e ignorato abbastanza dall’Italia. Al termine di tre giorni di dibattiti con relatori di altissimo livello (ministri, capi di Stato, CEO, uomini e donne), verrebbe da dire che «in tutto il mondo siamo sempre in due», visto che le sfide citate nei panel e nelle tavole rotonde sono quelle che ben conosciamo anche in Italia: la presenza di donne in posizioni decisionali, la conciliazione vita lavoro, quote e meritocrazia, lo stile di leadership femminile.

Delle tante cose sentite, vale la pena citarne almeno sei:

• L’Italia ha fatto una bella figura – strano a dirsi, e stupita era anche la relatrice americana che citava il dato – sul tema della presenza delle donne nei board: siamo al secondo posto nel mondo per donne nei CDA delle Fortune Global 250, prima degli Stati Uniti e seconde solo alla Francia (Generali, Eni ed Enel nella top 10 mondiale per parità decisionale!)
• La platea è tutta a favore delle quote di genere, senza le quali la presenza femminile nei board crescerebbe a stento dell’1% all’anno
• Le Americane vanno dritte al punto, e la deputata Miriam Sapiro apre la sua sessione senza giri di parole: «C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le donne»
• Anche Viviane Reding, vice-presidente della Commissione Europea, non va tanto per il sottile: dopo averci ricordato che «Siamo metà della popolazione… siamo la metà!», ci suggerisce che «Qualche volta devi mettere i piedi sul tavolo per far cambiare le cose», e infine domanda: «Ma, quando le donne diventano madri, gli uomini non diventano padri?».
• Ispirazione squisitamente francese da una delle donne di business più amate nel paese: Mercedes Serra, che afferma allegramente: «Non sono perfetta, e non è un mio problema. È troppo difficile essere perfetti!». E ci dà il suo consiglio per avere successo nel business: «Scegliere persone più brave di noi, e diverse da noi!».
• Sorprendentemente carismatica ed efficace Tarja Halonen, già presidente della Finlandia (ricordate Berlusconi intenzionato a “rispolverare le sue arti da playboy” con lei per far desistere la Finlandia dal candidarsi come sede dell’organo europeo per la Sicurezza Alimentare?), spazia dal parlare di carattere («la personalità è importante, ma non prendetela sul personale»), al definire i “leader forti” fuori moda (ha detto proprio così: «strong leaders are out of fashion») e infine ci ricorda che «il problema non siete mai voi: sono gli stereotipi che le persone hanno in mente».

Insomma, in tutto il mondo le donne sono stufe, arrabbiate e hanno ben chiare le barriere che le stanno trattenendo dal dare all’economia tutto quel che potrebbero. Ma sono anche piene di energia e di colori come raramente se ne vede in forum di questo tipo, e lo dimostra quello che è successo durante uno degli intervalli. Un gruppo di Sud Africane ha cominciato a cantare e ballare, si sono unite le Asiatiche, sono arrivate delle Europee, e per mezz’ora hanno ballato tutte insieme, ognuna con il proprio stile e a ritmo con le altre.

Ricordandomi qualcosa che a volte in Italia dimentico: la diversità non è e non deve essere un modo diverso di essere tutti uguali. A Parigi eravamo tutte diverse, senza nessun bisogno di omologarci, e comunque piene di voglia e di capacità di muoverci insieme.

A.N.D.E.
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