Guerra Ucraina

Guerra Ucraina

Rispunta strisciando il putinismo insidioso delle magliette, dei colbacchi, dei lettoni e delle iperboli, annichilito per un attimo dal tuonare dei cannoni

Una pace crocifissa, bagnata dal sangue e dall’umiliazione degli ucraini, edificata sulle belle città bombardate, sul silenzio dei torturati, sulla vergogna degli stupri, sui bambini spaventati e uccisi, su un popolo schiacciato dopo essere stato abbandonato, senza armi e magari con le sanzioni contro Putin e i suoi oligarchi edulcorate, per non farci troppo male. Per poi tornare, prima possibile, a sorridere e a fare affari e appuntare medaglie.
Tornare insomma a nutrire il coccodrillo, restando al caldo del suo gas, nella speranza che ci mangi per ultimi. Rispunta strisciando il putinismo insidioso delle magliette, dei colbacchi, dei lettoni e delle iperboli, annichilito per un attimo dal tuonare dei cannoni. Matteo Salvini fa sapere che lui non è felice quando sente parlare di armi. All’Ucraina. Perché è sempre lui che invita ad usarle invece per difendere i confini dagli immigrati, o per sparare ai ladri. C’è il presidente Cinque stelle della commissione Esteri del Senato che vuole sfiduciare Mario Draghi perché si oppone all’invasione, e c’è Luciano Canfora, che accusa di maccartismo chi lo critica per la sua equidistanza.
Vittorio Sgarbi arruola Tolstoj per dire che no, le armi a Kiev non bisogna darle. Laura Boldrini dice che dando le armi si fa il gioco di Putin, Giuseppe Conte invita a pensare alle bollette e non alle spese militari. Quasi inascoltato Pierluigi Bersani, che ha votato sì agli aiuti «perché se un Paese viene vigliaccamente aggredito e ti chiede un aiuto che non sia solo a chiacchiere, io credo che bisogna dargli quell’aiuto». E poi ancora tanti rumorosi silenzi, da Beppe Grillo a Silvio Berlusconi. «Dovremmo sostanzialmente accettare di difendere il Paese aggressore non intervenendo? – chiede Draghi – È un terreno scivoloso che ci porta a giustificare tutti gli autocrati, a cominciare da Hitler e Mussolini». (Fratelli d’Italia non ha applaudito).

A.N.D.E.
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