Unità e attenzione globale: ora la Gran Bretagna è al centro della scena, in modo prepotente

Che i britannici fossero i fuoriclasse delle cerimonie, si sapeva. Nessuna nazione al mondo sa mescolare passato e presente con altrettanta eleganza. Meno evidente — ma forse più importante — è capire cosa lo spettacolare, commovente funerale di Elisabetta abbia lasciato ai sudditi. E anche a noi, in fondo. Quattro regali, tutti importanti.
Il primo regalo riguarda l’attenzione globale che si è concentrata sul Regno Unito. Che siano tre o quattro i miliardi di persone che ieri hanno visto le immagini da Londra, poco importa: restano numeri strabilianti. Come è strabiliante la folla di reali, capi di Stato e di governo giunta nella capitale britannica: da tempo non si vedeva nulla del genere sul pianeta. La Gran Bretagna è tornata al centro della scena, in modo prepotente. Certo, è un episodio; ma intanto è accaduto.
Questo ritorno è importante perché il rischio di marginalizzazione era — e resta — evidente. Dopo la decisione improvvisa di lasciare l’Unione Europea, nel 2016, il Regno Unito ha faticato. I negoziati con Bruxelles sono stati lunghi e tortuosi, l’economia e la società ne hanno sofferto, due primi ministri sono caduti lungo il percorso. Uno di loro, Boris Johnson, con i suoi comportamenti ha ferito l’autostima britannica. Ora il Paese è tornato al centro della scena. Nuovo re, nuova prima ministra, nuovo governo: una palingenesi nel segno di Elisabetta.
Il secondo regalo della sovrana scomparsa al Regno Unito è aver contribuito alla sua unità. Il suono delle cornamuse, e la scelta di Balmoral come ultima residenza terrena, hanno commosso e riavvicinato Inghilterra e Scozia, che da tempo dava segni di inquietudine. Impossibile dire cosa riserva il futuro, ma l’indipendenza sembra oggi più lontana.
Il terzo regalo è destinato a tutto il mondo civile. I riti, le coreografie, le divise, le medaglie e i colori visti nell’abbazia di Westminster e per le strade di Londra grondavano storia. Una storia imperiale. Negli anni in cui si abbattono statue e molti considerano il colonialismo il male assoluto, le esequie di ieri hanno riportato il senso del tempo e delle proporzioni. I contestatori stanno buoni sui social, poco ascoltati.
Il quarto regalo di Elisabetta è di stretta attualità. L’esclusione di Vladimir Putin dai funerali non è un affronto: è il segnale che il mondo civile non può tollerare un dittatore e la sua guerra orrenda nel cuore dell’Europa. Le fosse comuni di Izyum — 445 corpi ritrovati — non sono compatibili con l’estremo saluto a una sovrana che ha provato a unire i popoli. L’assenza del presidente russo è un segnale più potente di tante presenze.
A.N.D.E.
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