Fonte: Corriere della Sera

di Monica Guerzoni

Ma il premier Conte: primo decreto intitolato al recupero di dignità dei lavoratori. Confindustria: segnale molto negativo per le imprese


«Che emozione per un ministro di 31 anni…». Luigi Di Maio arriva in sala stampa a Palazzo Chigi ed enfatizza l’entusiasmo per un provvedimento che lo toglie dal cono d’ombra in cui, per settimane, lo ha relegato l’attivismo dell’altro vicepremier, Matteo Salvini. Per un giorno — non senza critiche e proteste — l’attenzione è tutta sul decreto approvato dal Consiglio dei ministri, che il leader del M5S ha fortissimamente voluto a dispetto dei maldipancia leghisti: «Non vengo qui a enfatizzarlo né a celebrarlo, non abbiamo risolto i problemi della precarietà, ma abbiamo detto che il lavoratore conta».
Per Davide Casaleggio il decreto (qui il testo approvato) che rende più costoso il ricorso al contratto a termine, tagliandone la durata massima da 36 a 12 mesi, è «molto importante». Per Di Maio è la «waterloo del precariato» e dunque il grimaldello con cui scardinare il Jobs Act di Renzi (cosa cambia con il decreto dignità: le schede e i punti caldi). Nel testo c’è il contrasto alle multinazionali che delocalizzano, c’è la promessa del ministro di «tutelare i lavoratori onesti senza danneggiare le imprese oneste» e c’è il divieto alla pubblicità del gioco d’azzardo con vincite in denaro, escluse le lotterie nazionali. È il punto del decreto che, incrociando soldi e calcio, sta sollevando le polemiche più aspre.
A Di Maio, che definisce «emozionante la misura contro l’azzardopatia» ed enfatizza lo stop «a messaggi subliminali e testimonial famosi», risponde la Lega Serie A. L’organismo che rappresenta i club del massimo campionato ritiene che le misure non siano «realmente efficaci» per arginare la ludopatia ed esprime «estrema preoccupazione» per l’impatto sul mondo del calcio. A causa del divieto di pubblicizzare le scommesse a colpi di spot, accusa la Lega Serie A, «lo Stato perderebbe nei prossimi tre anni sino a 700 milioni di gettito» . E i budget destinati alle squadre italiane ne avrebbero svantaggi concorrenziali.
Gli operatori del Sistema Gioco Italia bocciano i divieti, chiedono riforme e aprono un tavolo di crisi. Da Confindustria a Confartigianato, è un coro di voci critiche. Ma il premier Giuseppe Conte è «lieto» che il primo decreto economico «sia intitolato al recupero della dignità dei lavoratori». Per gli industriali è «un segnale molto negativo per il mondo delle imprese» e Di Maio prova a tranquillizzarli. Si impegna a far calare il costo del lavoro e apre al ritorno dei voucher: «Si può vedere». Il responsabile di Lavoro e Sviluppo, che sta ragionando anche di Articolo 18, picchia su chi «ha abusato dei giovani in questi anni», chiarisce che «le imprese oneste non hanno nulla da temere» e sforna frasi a effetto: «Per lo Stato le persone tornano a essere non più numeri, indici o bancomat». E se molti gli rimproverano di aver sfornato regole di sinistra, Di Maio ironizza: «Con il decreto sulle imbarcazioni eravamo un governo di destra…».
Le opposizioni attaccano. Per i dem il «mini decreto» rischia di far aumentare l’evasione fiscale e favorire il lavoro nero. Analoghe le preoccupazioni di Forza Italia. E il clima è tale che già si parla di questione di fiducia. «Non intendiamo comprimere la discussione — si prepara alla battaglia parlamentare Conte — Ma dai parlamentari di maggioranza ci aspettiamo coerenza».

A.N.D.E.
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