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Il presidente di Stellantis interviene su Piano Italia e investimenti – Confermati gli impegni presentati il 17 dicembre al Mimit, «entro giugno la scelta del ceo»

Inizia puntuale l’audizione del presidente di Stellantis John Elkann alla Camera dei Deputati. «Intervengo in questa sede come responsabile della gestione operativa di Stellantis, incarico che ho ricevuto dal Consiglio di Amministrazione lo scorso 2 dicembre 2024, a seguito delle dimissioni di Carlos Tavares chiarisce Elkann in apertura del suo discorso. Tra le prime cose che il presidente chiarisce è quella della successione, «sta procedendo secondo i tempi stabiliti: il nuovo ceo di Stellantis sarà annunciato entro la prima metà dell’anno».
«Ci siamo preparati all’audizione di oggi con grande attenzione; perché per noi l’Italia ricopre un ruolo centrale» ha premesso Elkann ai membri della X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera dei deputati e della 9a Commissione (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato della Repubblica.
Nel suo discorso Elkann ricostruisce il ruolo della Fiat in Italia negli ultimi venti anni, conferma il piano industriale presentato al tavolo del Mimit lo scorso 17 dicembre e infine punta a condividere con i membri del Parlamento la prospettiva del settore automotive, non solo in Italia ma anche in Europa e nel Mondo. «Il 2025 – evidenzia Elkann – sarà un altro anno difficile: il mercato Italia nei primi due mesi è in contrazione del 7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; dal 2026 si prevede un aumento della produzione grazie al lancio di 10 nuovi aggiornamenti di prodotto nelle fabbriche italiane i cui livelli produttivi dipenderanno dal mercato e da fattori esterni come i dazi».
Sull’azione dell’Europa, Elkann parla di azioni «di corto respiro» e fa appello ad un maggiore impegno sul fronte delle infrastrutture di ricarica. «In Italia – dice – ci sono un terzo delle colonnine che ci sono in Olanda». I produttori automobilistici europei «stanno affrontando uno svantaggio strutturale rispetto ai loro concorrenti cinesi, pari al 40% del costo manifatturiero complessivo. In particolare, i prezzi dell’energia di paesi produttori di auto europei risultano cinque volte più alti di quelli cinesi».
Elkann nella prima parte del suo discorso mette in fila i numeri degli investimenti in Italia negli ultimi vent’anni con l’auspicio, da lui stesso evidenziato, «che da oggi il bilancio dare/avere tra il Paese e l’azienda non sia più un tema divisivo, ma un’opportunità per continuare questo percorso virtuoso insieme che dura da 125 anni».

Il Piano
Molto attese erano le eventuali novità – che però non sono arrivate – su due dossier industriali che restano aperti in capo a Stellantis, il futuro di Maserati, con le produzioni di Mirafiori che potrebbero essere spostate a Modena, e la Giga Factory di Termoli.
Su Maserati, che ha visto crollare la produzione a poche decine di unità, con una gamma ridotta a tre modelli, il presidente di Stellantis dice: «stiamo lavorando al futuro di Maserati che è indissolubilmente legato all’Italia, a Modena e alla Motor Valley».
Quanto poi al progetto della gigafactory di ACC, di cui Stellantis è socia, Elkann ricorda come il progetto sia attualmente sospeso. «In attesa che ACC renda noto il suo piano, ci siamo mossi in anticipo, affiancando alla produzione di motori termici i cambi per le auto ibride».
Sul fronte degli investimenti, l’anno in corso vede risorse in campo per due miliardi di euro e 6 miliardi di euro in acquisti da fornitori italiani. «Dalla sua nascita nel gennaio 2021, Stellantis ha acquistato servizi e componenti dalla filiera italiana dell’auto per un valore di 24 miliardi di euro, che diventeranno 30 alla fine del 2025» ricorda Elkann.

L’impatto
«Negli ultimi 20 anni, il mercato domestico è calato del 30% mentre l’occupazione si è ridotta di circa il 20%. Questo significa che l’azienda ha difeso la produzione e l’occupazione degli stabilimenti del Paese grazie all’export dei marchi italiani, oltre alle Jeep prodotte in Basilicata, alle Dodge in Campania, ai van Citroen, Opel e Peugeot in Abruzzo e più recentemente alle DS a Melfi» ricostruisce Elkann.
L’azienda ha affidato alla Luiss il compito di realizzare uno studio indipendente sull’impatto del Gruppo sull’economia italiana. «Ciò che emerge è che il contributo positivo alla crescita dell’economia italiana non è mai venuto meno. Dal 2004 al 2023 Stellantis ha prodotto in Italia 16,7 milioni di autovetture e veicoli commerciali, per un valore complessivo della produzione nazionale di quasi 700 miliardi di euro». Per ogni euro di valore creato da Stellantis, «se ne generano 9 nel resto dell’economia» chiarisce Elkann.
In questi 20 anni sono stati pagati 38,9 miliardi di stipendi, al netto dei contributi sociali chiarisce Elkann. «Per quel che riguarda il ricorso alla Cassa Integrazione, il saldo cumulato fra quanto l’azienda ha versato e quanto i lavoratori hanno percepito è negativo per 0,6 miliardi».
Le aspettative verso il discorso di Elkann da parte del Governo le ha espresse, poco prima dell’audizione, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. «Da John Elkann, presidente di una multinazionale che ha profonde radici in Italia, mi aspetto che confermi quanto concordato nel tavolo Stellantis il 17 dicembre, cioè un piano Italia assertivo e significativo che restituisca centralità all’auto italiana nei progetti di sviluppo di Stellantis».
Rispondendo a una domanda sull’audizione di oggi di Elkann, Urso ha aggiunto di «aver incontrato almeno 6 volte in questa legislatura» il presidente Stellantis. pur non avendo pubblicizzato la cosa perché «a me interessano i fatti e le decisioni, non le dichiarazioni, le decisioni». Riguardo al piano Italia di Stellantis, Urso ha rilevato come positivo «il fatto che abbia deciso di preservare gli stabilimenti italiani, garantendo i livelli occupazionale e con investimenti di 2 miliardi per nuove piattaforme e nuovi modelli, e contratti di fornitura per 6 miliardi di euro».

A.N.D.E.
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