Notizie Esplosione a Calenzano, l’onda d’urto e il terrore: «Ho visto una perdita, sono scappato subito» Condividi:Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Threads (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) 10 Dicembre 2024 3 min read I danni e i feriti: «Sbalzati per diversi metri». «L’onda d’urto mi ha fatto sbandare con l’auto» «Pensavo fosse acqua. Poi ho sentito l’odore del carburante. Mi sono voltato e ho visto che il condotto che portava la benzina verso l’autocisterna aveva delle perdite. Sono scappato via, poi è esploso tutto». Il testimone è un dipendente di una ditta esterna all’impianto di via Erbosa. In quel momento era il più vicino ai cinque colleghi travolti dalla palla di fuoco. È salvo solo perché è riuscito a rifugiarsi in tempo nella palazzina degli uffici, lontano dalle postazioni di carico. Ferito, è stato subito sentito dai carabinieri del nucleo investigativo di Firenze. La sua testimonianza è considerata un punto di partenza decisivo per l’inchiesta della Procura di Prato sul disastro all’Eni di Calenzano. Nei racconti di chi vive e lavora vicino all’impianto c’è il lessico della guerra. «Ero in cucina, mi sono ritrovata sbalzata contro il muro. Ho pensato: ci bombardano, è scoppiata la guerra». Laura è ancora terrorizzata. Dal bar «Postanova» guarda verso il deposito che dista non più di cento metri: «Ho detto: adesso scoppia tutto, moriamo bruciati vivi…». Antonio Panerai, il titolare, era in auto, stava guidando: «S’è spostata la macchina, l’onda mi ha fatto sbandare, una cosa incredibile. Poi ho visto il nero dal finestrino. Penso a quei poveretti che sono morti lì. Venivano qui a bere il caffè». Com’è stato? Stringe i polpastrelli di una mano: «Avete presente la fifa, la paura, il terrore?» L’onda d’urto come una bomba sfonda vetrate e finestre nel raggio di cinquecento metri. Sradica i portoni di ferro delle fabbriche, li accartoccia. Macerie e schegge volano come proiettili. Sono le 10.22 di mattina. Dritan Laci ha una ditta di autotrasporti. Il suo capannone è il più vicino all’impianto dell’Eni. «Stavo guardando il telefonino. Non ho mai sentito una bomba del genere». Si volta e mostra la giacca a vento trafitta dalle schegge di vetro. Uno dei tagli più profondi è tra il collo e la nuca: «Pensa a cosa mi poteva succedere». Il botto, tutto crolla, poi la corrente che salta: «Sono scappato fuori scavalcando il cancello». Alessandro Corrotti cammina con le mani sanguinanti e la testa avvolta nelle bende. È il titolare dell’Hidrotecnica, uno dei capannoni vicini: al deposito Eni. «La ditta? Non c’è più la ditta». In un’azienda di prodotti chimici lì accanto lavorava in quel momento Nicolas Magnolfi, 29 anni. Ha un cerotto sulla fronte: «Ho sentito questo botto fortissimo, tutti i vetri sono saltati. Mi hanno messo due punti. Ho visto tutta la gente scappare. Avevamo paura di un’altra esplosione». All’officina Bmn di via del Pescinale è ormai buio quando i dipendenti provano a chiudere con cartoni e scotch i finestroni frantumati dall’onda d’urto. Alla Tkd che produce attrezzature per studi dentistici il capannone è inagibile. Dario, uno dei dipendenti, si muove su un tappeto di macerie. I telai dei finestroni sono volati sulle postazioni. Una parte del muro è rientrata come fosse di cartapesta: «C’erano una ventina di persone. È un miracolo che nessuno sia morto qui dentro. Ho sentito un’esplosione sorda. Poi altre più piccole». Al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Prato c’è un dipendente di una ditta esterna che lavorava nell’impianto dell’Eni: «Siamo stati sbalzati per diversi metri. Sono ancora stordito». Nel tardo pomeriggio arriva Giuseppe Carovani, il sindaco di Calenzano: «Dentro è tutto distrutto. Un disastro, è tutto crollato». Alcuni anni fa c’era stato un altro incidente: «Un mezzo aveva preso fuoco fuori dall’azienda. Mai una cosa del genere dal Dopoguerra». Mi piace:Mi piace Caricamento... Correlati Tags: di Cesare Giuzzi e Alfio Sciacca Fonte: Corriere della Sera Continue Reading Previous Previous post: Namibia, vince una donna nell’Africa che cambiaNext Next post: Trump contro lo Ius Soli: “È una pratica ridicola”