I listini globali accusano il maggior calo mensile da settembre 2022. A Wall Street per S&P500 marzo il mese peggiore dal 2022, -5,8%. I dazi di Trump zavorrano il settore auto, fanno bene le banche

«Fra tre settimane presenteremo le nostre prospettive economiche mondiali. Non stiamo assistendo a un impatto drammatico. Semmai, ci sarà una piccola correzione»: lo ha detto la direttrice del Fmi Kristalina Georgieva in una intervista pubblicata sul sito della Reuters, aggiungendo che si tratta di una correzione al ribasso. «Ma – ha spiegato – relativamente piccola. Non vediamo recessione all’orizzonte. Non vediamo stagflazione all’orizzonte. Ma voglio inviare questa nota cautelativa: ciò di cui ci preoccupiamo è la capacità di assorbimento delle economie di ulteriori shock».
Per Georgieva i dati ad alta frequenza mostrano che la fiducia degli investitori e dei consumatori si sta indebolendo. L’introduzione di misure commerciali crea incertezza e influisce sulla fiducia dei consumatori e degli investitori.
«L’economia statunitense ha fatto incredibilmente bene negli ultimi anni» e «le nostre proiezioni di crescita per quest’anno erano del 2,7% a gennaio. Vedremo se tutti gli sviluppi nell’incertezza odierna possono frenare un po’ la crescita» sottolinea Georgieva.
Ma, ha precisato, “c’è ancora molta strada da fare” prima che il quadro della crescita statunitense diventi “troppo cupo”. “Quindi gli Stati Uniti andranno bene, forse almeno un po’ meno bene del solito”, ha aggiunto.
Intanto, le Borse mondiali accusano a marzo il maggior calo mensile dal settembre 2022, portando l’indice azionario mondiale MSCI ad un ribasso di almeno il 4,5%. Archiviano invece un primo trimestre dell’anno nel complesso positivo le Borse europee, come positivo è il bilancio per il mese di marzo. L’EuroStoxx ha registrato nei tre mesi un rialzo pari al 5,8%, battendo le performance di Wall Street, che si avvia a concludere un bilancio trimestrale amaro. Maglia rosa nei tre mesi per l’Ibex di Madrid che mette a segno un guadagno del 13,9% (+1,6% a marzo), seguita dal Ftse Mib di Milano (+11,3% nel trimestre e +1,6% a marzo) e dal Dax di Francoforte (+11,3% nel trimestre e +1,8% a marzo). Guadagni anche per il Cac di Parigi (+6,5% nei primi tre mesi del 2025 e +4,1% nell’ultimo mese) e il Ftse 100 di Londra (rispettivamente del 5,7% e del 2,6%).

Per S&P 500 marzo il mese peggiore dal 2022, -5,8%
L’S&P 500 ha chiuso marzo con il suo più ripido calo mensile in più di due anni, affondato dall’incertezza sulla portata dei dazi del presidente Trump, che gli investitori temono possano accelerare l’inflazione, rallentare la spesa dei consumatori e bloccare l’economia statunitense. Dopo una sessione instabile in cui l’indice tecnologico di Wall Street ha chiuso in rialzo per la giornata, l’S&P 500 ha registrato un calo del 5,8% a marzo, il suo mese peggiore da dicembre 2022, quando la Fed ha intrapreso una serie di bruschi aumenti dei tassi di interesse nel tentativo di domare l’inflazione.
I piani del presidente Trump di imporre dazi del 25% sui veicoli importati zavorrano il comparto automobilistico che da inizio anno accusa un calo del 4,3%, nonostante nel mese di marzo il settore abbia guadagnato il 12,2%. Nei primi tre mesi del 2025 scontano le incertezze sugli scambi commerciali, nonché i timori sull’inflazione e sul contesto geopolitico i viaggi (-13,6% ma +17,9% a marzo), il retail (-4,1% ma +6,4% a marzo), i media (-3,9% ma +5,6% a marzo) e le materie prime (-3,7% ma 8,8% a marzo). Sul fronte opposto, segnano la performance migliore le banche (+22% nel trimestre e +1,7% a marzo), le assicurazioni (+16,1% ma -4,2% a marzo), le telecomunicazioni (rispettivamente +13% -0,5%). In forte progresso anche le utility che da inizio anno mettono a segno un guadagno del 10% (-5% a marzo), beneficiando della loro natura “difensiva” in un contesto che spinge al rialzo l’avversione al rischio da parte degli investitori. Tra i titoli a Piazza Affari, non si ferma la corsa di Leonardo che nel trimestre ha guadagnato il 72,9%, nonostante il calo del 14% a marzo. Da inizio anno, bene anche Mediolanum (+29,4%), Tim (+25,2%) e Italgas (+23%); male Amplifon (-24,8%) e Stellantis (-18,6%).

L’incubo dazi affossa le Borse mondiali nella seduta del 31 marzo
L’incertezza per l’entità dei dazi reciproci degli Stati Uniti, che entreranno in vigore questa settimana, tiene sotto scacco i listini mondiali, con le Borse europee che chiudono in netto calo la seduta. Nel dettaglio, il presidente Donald Trump, secondo il Wall Street Journal, starebbe valutando dazi universali del 20% per tutti i Paesi che hanno scambi commerciali con gli Usa. Allo stesso tempo però le tariffe, secondo quanto dichiarato dal tycoon, «saranno più miti di quelli che questi Paesi hanno concesso agli Stati Uniti d’America nel corso dei decenni». Sul fronte commerciale regna quindi l’incertezza, mentre su quello geopolitico, sembrano riaccendersi le tensioni tra Stati Uniti e Russia.
Così il Ftse Mib di Milano chiude in calo dell’1,77%, su livelli simili anche il Cac di Parigi (-1,6%), il Dax di Francoforte (-1,3%), l’Aex di Amsterdam (-1%) e l’Ibex di Madrid (-1,3%).

Wall Street chiude contrastata, Dj +1%, Nasdaq -0,14%
Wall Street chiude contrastata, soffrendo molto meno delle altre Borse per gli effetti della guerra dei dazi. Il Dow Jones guadagna l’1% a 42.001,76 punti, il Nasdaq cede lo 0,14% a 17.299,29 punti e lo S&P 500 avanza dello 0,55% a 5.611,86 punti.
Le tensioni sul fronte commerciale hanno comunque provocato un sell-off da 5.000 miliardi di dollari a Wall Street nelle ultime sei settimane. Nel frattempo, Goldman Sachs ha appena aumentato al 35% le possibilità di una recessione, avvertendo che i dazi potrebbero colpire duramente il commercio mondiale e far crescere l’inflazione. Il primo trimestre dell’anno sarà probabilmente archiviato come il peggiore dal 2022, con la fiducia dei consumatori calata a picco e l’attesa nervosa degli investitori per il rapporto sull’occupazione, che sarà pubblicato venerdì 4 aprile.
Sull’azionario, in primo piano i titoli delle società di auto: in pesante calo il titolo di Tesla, dopo che gli analisti di Stifel hanno tagliato il suo price target, a causa di un outlook sulle vendite peggiorato, nel breve periodo. Giù anche Nvidia Corp +3,27%, dopo il deludente debutto sul Nasdaq di CoreWeave, fornitore di servizi cloud su cui ha investito.

A Milano si salvano solo le utility
Passando all’azionario, in un listino interamente colorato di rosso si salvano solo le utility con Terna (+0,6%), Snam (+0,5%) e Italgas (+0,4%). Le vendite colpiscono Prysmian (-4,8%), già reduce da alcune sedute deboli e nonostante Barclays abbia confermato la raccomandazione Overweight e un target price di 74 euro. Pesante il comparto bancario con Mps (-4,6%), Bper (-3,4%) e Mediobanca (-3,2%) tra le peggiori. Vendite anche su Unicredit (-3,1%), dopo l’ok del Cda dell’istituto per l’aumento di capitale per l’Ops su Banco Bpm (-2,5%) . In coda Buzzi (-5,5%) e Iveco (-4,8%). Riduce i cali Tim (-0,6%): Poste Italiane (-1,3%) è salita al 24,81% nel capitale della tlc, acquistando una quota del 15% da Vivendi a un prezzo unitario di 0,2975 euro.

Oro continua rally e vola sopra 3.100 $ per prima volta
L’oro inizia la settimana all’insegna dei rialzi, proseguendo sulla via imboccata nelle precedenti sedute e volando a nuovi record, per la prima volta sopra 3.100 dollari l’oncia. Gli investitori continuano a orientarsi verso i beni rifugio, in vista della nuova ondata di dazi imposti dal presidente americano Donald Trump che scattano questa settimana, portando alle stelle il rischio di una guerra commerciale globale. L’oro spot ha toccato un massimo di 3.127 dollari, mentre i future scadenza aprile hanno raggiunto il record di 3.160 dollari. L’oro è salito di circa il 18% quest’anno, in una corsa che lo ha visto costantemente aggiornare i record. Varie banche d’affari hanno alzato le aspettative sul prezzo del metallo prezioso, con Goldman Sachs Group che, per esempio, attende che l’oro voli a 3.300 dollari l’oncia nel 2025.

Euro torna sopra 1,08 dollari, petrolio in rialzo
Sul valutario euro/dollaro poco mosso a 1,081. Poco mosso anche il gas naturale sulla piattaforma Ttf di Amsterdam a 40,8 euro al mwh. In rialzo il greggio con il Wti maggio a 71 dollari al barile (+2,4%) e il Brent di pari scadenza a 74,6 dollari (+1,3%).

Spread poco mosso 113 punti, rendimento decennale al 3,86%
I rendimenti deititoli di Stato dell’Eurozona sono progressivamente risaliti nel corso di una giornata caratterizzata sui mercati finanziari dai timori che l’imminente imposizione dei dazi Usa avranno sulle economie: dopo un’apertura in complessivo ribasso, la chiusura è stata vicina ai valori di venerdì pomeriggio. Il BTp decennale italiano di riferimento ha terminato le contrattazioni sul mercato secondario al 3,86%, dopo un avvio al 3,80%, a fronte del 3,85% della chiusura di venerdì. Poco mosso lo spread con il Bund di pari scadenza che ha chiuso a 113 dai 112 precedenti.

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