Gli 007 di Erdogan: «Niente omicidi sul nostro territorio o conseguenze serie»

Hassan ha dovuto allontanarsi da casa 50 giorni fa, adesso la guerra si avvicina ai due mesi e sa che dovrà spostarsi ancora. Khan Younis non è più sicura, decine di carri armati si stanno muovendo tra le case, le manovre dell’esercito a est e a ovest, vogliono dividere il nord — che i generali considerano ormai sotto controllo — dal resto della Striscia. «Ci dicono di andare verso Rafah — racconta al telefono — e da divisa in due la Striscia è separata in tre aree, il sud del sud dovrebbe essere più sicuro». A non essere più sicura è la strada di evacuazione, le quattro corsie della Salah Al Din sono diventate «campo di battaglia» avvertono gli israeliani con i volantini e i messaggi sui telefoni, quelli che funzionano ancora, tre quarti dei 363 chilometri quadrati sono senza segnale avverte l’operatore locale Paltel.
Le tacche sul telefonino vanno e vengono, «come la fortuna — continua Hassan — i bombardamenti sono incessanti, quando riapri gli occhi al mattino sai di averla scampata per altre 24 ore», 30 dei suoi parenti sono stati uccisi, in totale i morti palestinesi sono quasi 16 mila. Le truppe hanno fatto esplodere il tribunale principale del territorio. «L’attacco terroristico di Hamas contro civili indifesi — commenta Josep Borrell, capo della diplomazia europea, durante un convegno a Bruxelles — è stata una carneficina ma quella a cui stiamo assistendo a Gaza è un’altra carneficina», le sue parole hanno spinto alcune persone nel pubblico a lasciare la sala per protesta.
Il governo ha annunciato ai famigliari la morte di Jonathan Samerano, 21 anni: era stato ferito e portato via dal rave nel deserto assaltato dai paramilitari jihadisti il 7 ottobre. Sono così otto gli ostaggi a non essere sopravvissuti alle segrete sotto la sabbia. La decisione se dichiarare uno dei prigionieri deceduti — ne restano 109, tra loro 85 israeliani — viene presa da una commissione medica dopo settimane di analisi dei video ripresi durante l’invasione a sud, gli esami dei resti ritrovati e da qualche giorno le testimonianze di chi è stato rilasciato durante la settimana di tregua. Il gruppo — spiega il quotidiano Haaretz — guarda i filmati frammento per frammento e cerca di individuare il tipo di ferita, se il rapito non si muove più e per quanto tempo, i segni della respirazione e con tecnologie avanzate il livello di sanguinamento interno. Gli scienziati collaborano con i rabbini per arrivare a una decisione che abbia anche l’approvazione religiosa.
Il 7 ottobre — rivela un’analisi del New York Times — alcuni razzi lanciati da Gaza in parte per coprire l’attacco massiccio dei terroristi, 1.200 persone ammazzate, sono caduti vicino a una base militare che sarebbe al centro del programma nucleare israeliano, una capacità atomica che i governi a Gerusalemme hanno sempre smentito mantenendo la dottrina dell’ambiguità. Al giorno 59 del conflitto i gruppi estremisti palestinesi sono ancora in grado di bersagliare le città dall’altra parte fino alla periferia di Tel Aviv.
La guerra su più fronti continua al nord — gli scambi di colpi con l’Hezbollah — e quella su più fasi riceve un avvertimento: i servizi segreti turchi hanno minacciato gli 007 israeliani di «conseguenze serie» se uno dei leader di Hamas venisse eliminato — come ha annunciato anche il premier Benjamin Netanyahu — dalle parti di Istanbul. Il via libera alle operazioni contro i capi islamisti all’estero è stato dato ma queste dovrebbero essere realizzate alla fine del conflitto in corso.

A.N.D.E.
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