Dal Consiglio europeo l’ok all’«operazione riarmo». Orbán l’unico contrario al testo sull’Ucraina. Per il futuro si studia un piano per una Nato senza Stati Uniti

Alla fine ce l’hanno fatta in un solo giorno. I capi di Stato e di governo dei Ventisette sono riusciti a concentrare nella giornata di ieri, 20 marzo, le discussioni sui numerosi punti in agenda. Il vertice europeo ruotava attorno a tre argomenti principali: Ucraina, difesa e competitività. Il filo rosso è l’industria militare europea da potenziare. In questo modo si assicurano gli aiuti che servono a Kiev per proteggersi dalla Russia e insieme si rilancia l’economia.
I leader Ue hanno chiesto «un’accelerazione dei lavori su tutti gli aspetti per aumentare in modo decisivo la prontezza dell’Europa in materia di difesa entro i prossimi cinque anni» e hanno invitato «il Consiglio e i co-legislatori a portare avanti rapidamente i lavori sulle recenti proposte della Commissione». Inoltre il Consiglio europeo «sottolinea l’importanza di mobilitare i finanziamenti privati per l’industria europea della difesa e invita la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di utilizzare ulteriormente i programmi dell’Ue, ad esempio basandosi sull’esperienza del comparto degli Stati membri InvestEu» (riferimento chiesto dall’Italia).
Insomma, avanti tutta sul piano di riarmo – ribattezzato «Readiness 2030» dopo le critiche di Meloni e Sanchez –  presentato dalla presidente della Commissione von der Leyen nei giorni scorsi. Nei dettagli ci sono divisioni tra i Paesi Ue legate alle diverse sensibilità sul debito pubblico. Il piano di riarmo infatti si basa sul debito nazionale e ci sono Paesi che, anche ipotizzando di usare gli strumenti messi a disposizione dalla Commissione, appesantirebbero troppo il bilancio. È il caso ad esempio di Italia e Francia, che per ora non è intenzionata né ad attivare la clausola di salvaguardia né a ricorrere ai prestiti messi a disposizione dallo strumento Safe. L’idea di contrarre nuovo debito comune resta ancora non percorribile per alcuni Paesi. Il premier olandese Schoof ha ribadito che l’opposizione agli «eurobond, non è una novità, è quello che diciamo sempre». Contrarie anche l’Austria e la Germania. Il premier greco Mitsotakis ritiene che a un certo punto andranno introdotte «sovvenzioni per gli Stati membri dell’Ue».I Paesi geograficamente più vicini alla Russia sentono con più urgenza la necessità di aumentare la spesa per la difesa: per i Baltici, la Svezia, la Finlandia e la Polonia è una questione esistenziale, per i Paesi del Sud meno. La necessità di discutere di debito comune si ripresenterà con forza a giugno, dopo che al summit Nato dell’Aia sarà indicato il nuovo target di spesa per i Paesi dell’Alleanza (intorno al 3,5% del Pil) e sarà chiaro il nuovo sforzo finanziario da sostenere.
Secondo il Financial Times sono in corso tra le maggiori potenze militari europee, tra cui Regno Unito, Francia, Germania e Paesi nordici, discussioni informali ma strutturate per elaborare un piano per spostare l’onere finanziario e militare sulle capitali europee nei prossimi cinque-dieci anni e presentarlo agli Stati Uniti prima del vertice Nato all’Aia. L’obiettivo sarebbe convincere Trump ad accettare un passaggio di consegne graduale che consentirebbe agli Stati Uniti di concentrarsi di più sull’Asia.
Non ci sono state sorprese al vertice. Il premier ungherese Viktor Orbán ha perseverato nel suo isolamento per «divergenze strategiche», rifiutandosi di partecipare al testo — come già avvenuto al termine del vertice del 6 marzo scorso — nel quale l’Ue riconferma il «sostegno incrollabile» all’Ucraina e al percorso per raggiungere la «pace attraverso la forza». I Ventisei accolgono con favore «la dichiarazione di Ucraina e Stati Uniti a seguito del loro incontro in Arabia Saudita» e «invitano la Russia a mostrare una reale volontà politica per porre fine alla guerra». Nel suo video-collegamento da Oslo, durato una quindicina di minuti, il presidente Zelensky ha detto che «il fatto che siano in corso sforzi diplomatici non significa che la Russia debba essere sottoposta a minori pressioni. Si tratta di un fattore estremamente importante per ridurre le possibilità di inganno da parte della Russia».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

A.N.D.E.
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.