Le tensioni e gli accordi: proprio adesso è fondamentale riprendere un negoziato globale in un mondo multipolare

Per preparare la pace non basta dichiararsi a favore dalla pace; bisogna che gli Stati creino una rete di relazioni, di trattati che assicurino la pace: è necessario smussare le tensioni, eliminare le possibili cause di conflitto. Servono sia una volontà politica sia una capacità di inventiva per capire cosa fare. Bisogna incominciare a riflettere, a studiare cosa è possibile, a fare piani per il futuro, creare un consenso verso azioni di pace. I trattati, del resto, raramente nascono all’improvviso: spesso germogliano da anni di analisi e confronto nella società civile.
Uno dei nodi critici è la gestione delle minoranze etniche, che in molti territori rappresentano la maggioranza locale. L’uso, l’insegnamento della lingua sono spesso punti di scontro. Sono problemi che sono risolvibili se si vuole farlo: lo sappiamo bene in Italia, basti pensare al bilinguismo nella provincia di Bolzano, ma anche altrove nell’Unione Europea. Sappiamo tutti che ci sono minoranze di lingua russa in Unione Europea e minoranze di lingua non russa in Russia. Sarebbe utilissimo un trattato tra Unione Europea e Russia che garantisca l’insegnamento nelle scuole della lingua delle minoranze.
Un modello da replicare è l’Erasmus, uno dei fattori più forti di coesione dell’Unione Europea, che permette ai giovani di sentirsi cittadini europei. Estenderne lo spirito alla Russia con un programma «Eulero» permetterebbe un grande avvicinamento e comprensione tra i popoli. Certamente non è facile, ci sono seri problemi linguistici, ma proprio per questo sarebbe estremamente utile e fruttuoso.
Ma il problema più importante è evitare una guerra nucleare. Esiste un’ampia rete di trattati, costruita a partire dalla crisi di Cuba in poi. Alcuni di questi fondamentali trattati restano solidissimi, come il trattato CTBT in cui si vietano tutti i test di nuovi armi atomiche. Altri funzionano abbastanza bene, come il trattato di non proliferazione. Sfortunatamente altri trattati sono stati denunciati e molti degli accordi che avevano permesso la decrescita delle armi nucleari non ci sono più.
Anche se il numero di testate nucleari totali è enormemente diminuito, dalle sessantamila degli anni ’80 alle attualmente diecimila, siamo ancora nella stessa situazione, queste armi sono in grado di devastare completamente l’emisfero settentrionale ed avere conseguenze disastrose sull’emisfero meridionale.
Un trattato fondamentale riguardava le forze nucleari a medio raggio (INF) firmato nel 1987 tra Unione Sovietica e USA. Il trattato proibiva a entrambe le parti di possedere, produrre o testare missili balistici e da crociera lanciati da terra con gittate comprese tra 500 e 5.500 km. Il divieto si estendeva alle armi con testate sia nucleari che convenzionali, ma non riguardava i missili lanciati dall’aria o dal mare. Le armi esistenti dovevano essere distrutte e fu concordato un protocollo per le ispezioni reciproche.
Il trattato ha portato allo smantellamento degli Euromissili istallati in Italia e Germania negli anni ‘80, che per effetto del trattato sono stati smantellati. L’Europa ha cessato di essere una piattaforma per il lancio dei missili verso l’Unione Sovietica.
Il trattato ha incominciato a scricchiolare verso il 2007 con le prime accuse di violazioni ed è collassato nel 2018 col ritiro degli Stati Uniti a causa sia delle presunte violazioni russe del trattato e dell’istallazione di missili con un raggio di 4000 km da parte della Cina. Uno dei punti deboli del trattato è proprio il suo essere un accordo fatto in un mondo bipolare e quindi poco utile in un mondo multipolare. È necessario riprendere le trattative coinvolgendo tutti i Paesi con capacità nucleare e anche costruire missili di questa portata.
Infatti, bisogna assolutamente evitare che qualche stato utilizzi per primo la bomba atomica. Mentre la Cina e l’India hanno dichiarato formalmente che la loro politica è di non usare per primi l’arma nucleare (No first use), il Pakistan, la Francia, l’Inghilterra, la Russia e gli Stati Uniti hanno ripetutamente dichiarato che si riservano il diritto di usare per primi la bombaatomica anche se non attaccati con armi nucleari. Esistono documenti ufficiali dei governi che stabiliscono in quali occasione possono essere utilizzate le armi nucleari. Con altri premi Nobel abbiamo firmato un paio di anni fa, un appello ai governi che possiedono armi nucleari e ai loro alleati di dichiarare pubblicamente e con urgenza di aderire alla politica di non primo uso delle armi nucleari. Sarebbe un primo passo verso un trattato globale che impegni in questa direzione tutti gli stati nucleari.
Queste richieste possono sembrare in controtendenza con l’attuale fase politica. Tuttavia, è proprio adesso il momento di preparare la pace. Non credo che sia un caso che la stagione dei trattati incominci proprio nel 1963, subito dopo la crisi dei missili a Cuba. Era stata una crisi pericolosissima: il comandante di un sottomarino sovietico decise addirittura di far partire i missili atomici, ma per far questo aveva bisogno del consenso dei vicecomandanti, che fortunatamente non ci fu. La crisi era pericolosa proprio perché, se le discussioni si fossero limitate solo al futuro di Cuba, non sarebbe stato possibile trovare una soluzione senza che qualcuno perdesse la faccia. Ma fortunatamente ci fu una trattativa globale che portò al ritiro di molti missili istallati in Turchia e in Italia.
Dopo essersi fermati appena in tempo sul bordo dell’abisso, il pericolo scampato fu la molla che fece scattare un cambiamento nei rapporti politici e la ricerca di intese sulle armi nucleari.
Proprio adesso è fondamentale riprendere un negoziato globale in un mondo multipolare, Cina ed Europa comprese, sui tanti punti di contrasto, includendo non solo l’impegno a non usare per primi le armi nucleari, ma anche la loro riduzione e la costruzione di zone denuclearizzate. Io spero che i leader mondiali dimostrino adesso un poco di quella saggezza mostrata dai loro predecessori di sessanta anni fa, Kennedy e Krusciov.

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