Il cosiddetto AI Act è arrivato all’ultima votazione per diventare legge, che avverrà mercoledì al Parlamento europeo

Ci siamo: l’Europa è pronta a mettere i (suoi) paletti all’Intelligenza artificiale. Attenzione, fra le (tante) altre cose, alle discriminazioni. I tempi: il cosiddetto AI Act è arrivato all’ultima votazione per diventare legge, che avverrà mercoledì al Parlamento europeo. Poi, affinché il primo regolamento al mondo in materia sia esecutivo, ci vorranno la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e due anni di attuazione.
Il timore di costituzionaliste come Ginevra Cerrina Feroni — vice presidente del Garante per la privacy — e Marilisa D’Amico — ordinaria di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano — è che il testo sia carente dal punto di vista dei rischi connessi alle discriminazioni derivanti dall’uso dell’AI. Se ne fa cenno solo nell’introduzione e nei considerando. E, come sottolineato dalla docente di Diritto costituzionale dell’Università degli Studi Costanza Nardocci, è più completa — e attenta all’importanza di tenere la componente umana al centro — la bozza di trattato sull’AI del Consiglio d’Europa.
La stessa Segretaria generale del Consiglio, Marija Pejčinović Burić, ha rimarcato l’urgenza di «sfruttare l’AI per colmare le disuguaglianze, comprese quelle di genere, e per prevenire la discriminazione». Spiega l’avvocato Ernesto Belisario: «Non è che la direttiva per la marcatura CE per giocattoli si occupasse di diritti e di etica: l’AI Act, in modo analogo, è nato per dettare norme su commercializzazione e uso dei sistemi di AI». Chiara, dunque, una delle direzioni obbligate dei prossimi passi.

A.N.D.E.
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