Fonte: Sole 24 Ore

di Riccardo Sorrentino

L’attuale orientamento di politica monetaria sta dispiegando i suoi effetti, ma la seconda ondata potrebbe consigliare nuovi passi di natura espansiva, mentre le aspettative di inflazione tornano a calare

Funziona, ma non basta. La politica monetaria della Banca centrale europea continua a produrre i suoi effetti: se la situazione economica – e quindi quella epidemica – fosse rimasta uguale a quella estiva, l’autorità monetaria di Francoforte avrebbe potuto limitarsi a osservare l’andamento dei dati macroeconomici aspettando che, con l’atteso ritardo, il proprio intervento dispiegasse i suoi effetti. Con l’arrivo della seconda ondata e nuovi provvedimenti che, in modo più o meno stringente, limiteranno l’attività economica la Bce è invece costretta a rivalutare il proprio orientamento.

Nuovi interventi a dicembre
Probabilmente non è necessario aver fretta, e la riunione di ottobre potrebbe limitarsi – come si aspettano diversi analisti – a preparare un futuro intervento a dicembre (il mese prossimo non sono previste riunioni del direttivo) aspettando l’evoluzione dell’epidemia e delle decisioni di politica sanitaria e restando pronti – come è stato in primavera – a muoversi anche al di fuori delle scadenze programmate delle riunioni del consiglio direttivo.

Rendimenti ai minim
Le condizioni finanziarie sono infatti migliorate: gli ingenti acquisti di titoli hanno portato la curva dei rendimenti ai livelli più bassi del 2020 e, probabilmente, ai minimi storici (se si escludono le scadenze a lunghissimo termine, leggermente più basse a settembre). Attualmente la media ponderata – in base al pil – dei rendimenti di tutte le scadenze fino agli 11 anni e due mesi è negativa. A inizio anno il segno meno scompariva sulle durate più lunghe di sei anni e sette mesi.

Evitata la frammentazione
La distanza che si era venuta a creare, nelle prime settimane dell’epidemia, tra i rendimenti dei titoli con rating AAA (particolmente appetibili da parte di investitori in cerca di sicurezza) e i rendimenti di tutti i titoli – una misura della potenziale frammentazione del sistema finanziario e della catena di trasmissione della politica monetaria – è stata azzerata e si è tornati su alcune scadenze persino al di sotto dei livelli degli ultimi 20 mesi.

Cambio stabile su livelli alti
L’euro si è stabilizzato. Il cambio effettivo – calcolato verso un paniere di valute – resta a livelli piuttosto elevati e il rialzo iniziato a fine primavera aveva allarmato i banchieri centrali di Francoforte. Il consiglio ha rinunciato però a forzare troppo la mano, e giustamente: i cambi non dipendono dalle scelte della singola autorità monetaria, soprattutto se le monete hanno rilevanza internazionale o, come l’euro, regionale. Attualmente è a livelli superiori alla media di lungo periodo – che è un’indicazione semplicistica del suo valore neutrale – ma l’impatto sulle condizioni finanziarie è decisamente inferiore a quello dei rendimenti.

Prestiti in crescita
I prestiti alle imprese non finanziarie continuano intanto ad aumentare. Hanno decisamente rallentato a giugno e luglio – ma i dati non sono destagionalizzati: in genere calano a giugno e ad agosto (e a dicembre) – rispetto ai ritmi rapidissimi dei primi tempi dell’epidemia. L’aumento rapido della base monetaria, e quindi delle riserve delle banche, continua a trasformarsi in credito all’economia reale (grazie anche alle garanzie governative). Senza creare pressioni sui prezzi – che restano molto lenti, e persino in “retromarcia”, negli ultimi mesi – e quindi senza effetti collaterali non benvenuti.
Il problema è piuttosto l’opposto. Le aspettative di inflazione di mercato di lungo periodo – misurate dagli interest rate swaps 5y-5y, quindi relative al periodo 2026-2030 – sono molto basse e sono anzi tornate a calare dopo essere rimbalzate sui minimi a 0.7175, segnato il 23 marzo. Dopo essere risalite in zona 1,25 – ancora insufficiente per garantire l’ancoraggio delle aspettative di inflazione – sono ulteriormente calate fino a 1.10, la quotazione del 15 ottobre. È una situazione che invita, e quindi non impedisce, nuove misure.

Una strategia ben disegnata…
La politica monetaria non può incidere su molte altri fattori, quando le economie sono congelate dai blocchi decisi dai governi o anche dalle scelte dei consumatori giustamente preoccupati per l’evolvere dell’epidemia. Si può sicuramente dire che, finora, ha funzionato e bene, senza gravi controindicazioni di cui tener conto nell’immediato.

…ma l’economia chiede di più
La Bce non può però restare ferma: le misure governative contro la pandemia sono destinate, molto verosimilmente, a diventare più rigide e i banchieri centrali devono chiedersi se e come intervenire nella nuova situazione. Ora è troppo presto per decidere, probabilmente. Se però l’autorità monetaria intende fare di più ci si può aspettare che, con la riunione di ottobre, inizi a preparare investitori e operatori economici.

A.N.D.E.
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