Nei capoluoghi il centrosinistra passa dai 42 amministrati nel 2019 a 57. Il centrodestra da 52 a 40. Scenario molto diverso da Regionali e Politiche

Sono le città, sempre di più, il campo favorevole al centrosinistra. Dove la minoranza (parlamentare) è maggioranza. Già, perché negli ultimi due anni il centrodestra ha stravinto le elezioni politiche e dominato le regionali (nel 2023 è stato cappotto, dal Lazio alla Lombardia; quest’anno, digerita la batosta sarda, ha confermato Abruzzo, Basilicata e Piemonte). Nelle città no. Qui è il contrario: Pd e soci, con campi più o meno larghi, hanno consolidato la loro supremazia. Hanno strappato vittorie difficili, come Verona e Vicenza, hanno riconquistato città simbolo come Perugia, difeso roccaforti. Adesso, dopo il 17 a 10 di queste amministrative, il bilancio complessivo li vede saldamente in testa: amministrano 57 comuni capoluogo contro i 40 del centrodestra (e in quel 57 ci sono le quattro città più grandi del Paese: Roma, Milano, Napoli e Torino).
È la mappa politica di un’Italia che somiglia poco a quella del Parlamento e delle Regioni: i collegi della Camera mostrano uno stivale dipinto quasi per intero di blu-centrodestra, con sporadiche macchie di rosso-centrosinistra tra Emilia e Toscana e di giallo-cinquestelle al Sud; il blu domina anche per le Regioni, 14 a 5.
Nei capoluoghi invece è il centrosinistra a essere cresciuto: ne aveva 48 appena due anni fa, 42 nel 2019. A scapito della coalizione rivale, certo: i partiti di maggioranza guidavano 52 municipi nel 2019 (anno, storico, del sorpasso); solo due anni dopo era testa a testa; ora sono scivolati, appunto, a 40. Ma a essere scomparsi sono anche i 5 Stelle nella versione duri, puri e vincenti. Quelli che correvano da soli contro tutti e hanno inflitto agli attuali compagni di viaggio del Pd sconfitte non certo secondarie, come Roma e Torino. C’è un solo puntino giallo in questa mappa: è Matera.
Sicuramente incide la scelta dei candidati: sono elezioni amministrative e hanno un peso. Qualcuno chiamerà in causa la legge elettorale, a partire dal centrodestra, che infatti sta provando a modificarla: il doppio turno permette a uno schieramento abbastanza litigioso, come sa essere quello del centrosinistra, di farsi la guerra al primo turno e ricompattarsi al ballottaggio. Ma c’è di più: una questione di radicamento territoriale. Sono significativi i dati di YouTrend, esperti di mappe elettorali, sulle ultime elezioni Europee (quindi al netto degli amministratori e con il proporzionale): «Il Pd e Alleanza verdi sinistra – rilevano – tornano a essere forza politiche molto urbane. I tre partiti di centrodestra si confermano più radicati nei piccoli comuni. Per FdI e Lega questa tendenza è decisamente marcata: ottengono rispettivamente 32,5% e 12,5% nei piccoli centri, risultato che scende fino al 23% e al 5% nelle grandi città». C’è da riflettere per entrambi gli schieramenti. Sì, anche per il Pd, che giustamente festeggia il risultato delle comunali. Perché l’Italia è il Paese della provincia. E con questa dovrà fare i conti per le regionali e le prossime politiche.

A.N.D.E.
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