La famiglia, il padre ingombrante, la figuraccia con Macron in tv. Fino alla beffa delle ultime elezioni e alla sfida di domani

Marine Le Pen appare al tg delle 20 sul primo canale per rivolgersi soprattutto a quei milioni di francesi — undici — che hanno votato Rassemblement national l’estate scorsa e che adesso si sentono truffati, spogliati ancora di una vittoria che vedevano possibile, finalmente.
Ed è lei, «MLP», a ricordarlo per tutta l’intervista in diretta, nella quale il passato e l’inconscio tornano inesorabilmente in superficie, perché non è un momento come gli altri: «Questo lunedì 31 marzo 2025 rimarrà come un giorno funesto per la nostra democrazia e il nostro Paese».
E anche, forse, per la vita di una donna di 56 anni che quando ne aveva otto una notte d’inverno venne svegliata dal freddo e dalle grida di suo padre Jean-Marie: «Bambine, siete vive?».

La camera senza muri
L’appartamento parigino dei Le Pen il 2 novembre 1976 venne distrutto dall’esplosione di 20 chili di dinamite piazzati sul pianerottolo, tra i sei feriti ci fu un neonato che volò dal quinto piano assieme al materasso del lettino rompendosi solo un braccio, la camera dove Marine e le sorelle Marie-Caroline e Yann rimase senza muri, esposta al vento. «Quel giorno capisco che non siamo una famiglia normale — scriverà poi nell’autobiografia del 2006, A contre flots («Controcorrente»), e questa consapevolezza mi accompagnerà per tutta la vita».
Probabilmente anche ieri sera, quando Marine Le Pen cerca di rispondere alle domande nel modo più pacato e controllato possibile, come fa ormai da anni per avvalorare la sua svolta responsabile, «presidenziabile», lontana dagli eccessi del padre paria Jean Marie. Ma si vede che è furibonda, inferocita contro una decisione giudiziaria che lei vive come l’ennesimo scherzo del destino.

Macron e gli appunti sbagliati
Lei non conosce bene il dossier», sibila esasperata contro Gilles Bouleau, uno dei più seri e preparati anchorman francesi, che infatti sorride e ribatte sicuro «sì, un po’ sì». In quella temeraria e immotivata frase-autogol contro un giornalista noto per essere quasi infallibile ci sono gli echi del famigerato duello tv, il trauma mai superato davvero della sera del 3 maggio, tra il primo e il secondo turno dell’elezione presidenziale 2017, quando uno spietato Macron disse con calma, e un gelido sorriso, all’avversaria confusa e disperata che si stava perdendo nei fogli: «Madame Le Pen. Sta leggendo gli appunti sbagliati. È rimasta indietro. Stiamo già parlando di un altro argomento». Fu un naufragio, Le Pen cadde in depressione e per qualche mese sparì dalla scena mentre il giovane e brillante Emmanuel Macron trionfava tra passeggiate al Louvre, bandiere europee e l’inno alla gioia di Beethoven.
In quel 2017 Marine Le Pen era già al secondo tentativo di conquista dell’Eliseo, e senza il malore e l’emicrania che avevano compromesso la prestazione televisiva il risultato avrebbe potuto essere diverso. Cinque anni dopo, nel 2022, terzo round contro un presidente in carica che difende il vantaggio pur senza brillare, e Macron resta all’Eliseo.

La penultima beffa
L’altra beffa che priva Marine Le Pen di un vero trionfo, che la farebbe passare dallo status di eterna promessa a quello di padrona del governo, arriva l’estate scorsa, alle elezioni legislative anticipate convocate incomprensibilmente da Macron. Sembra un regalo caduto dal cielo, la maggioranza lepenista sembra assicurata finché mélenchonisti, socialisti, ecologisti e comunisti non si mettono d’accordo per formare un Nouveau Front Populaire che non otterrà mai altri risultati. Solo uno: privare Marine Le Pen della vittoria annunciata.
Ieri la sentenza che con ogni probabilità toglie alla politica più popolare di Francia la possibilità di provare ancora, per la quarta volta, la conquista dell’Eliseo. «Non mi ritiro, combatterò fino alla fine», dice. Ma appena un istante prima ha ammesso in tv, prima di tutto con se stessa: «Sono eliminata».

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A.N.D.E.
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