DONNE/EUROPA
Fonte: Corriere della Sera

Le richiesta di Bruxelles: far crescere il tasso di occupazione femminile

Ce l’ha detto il fondo monetario internazionale. Ce lo ripete anche il consiglio europeo: il mercato del lavoro in Italia ha bisogno delle donne. Di più donne. Al punto cinque delle raccomandazioni diffuse lunedì – il punto dedicato al tema del lavoro – all’Italia vengono proposti numerosi interventi. Meno cassa integrazione e più tutele per i disoccupati. Servizi per l’impiego più efficienti e con un miglior coordinamento tra pubblico e privato. Un più efficace legame tra politiche attive e passive del lavoro. Ma c’è anche un’altra richiesta: far crescere il tasso di occupazione femminile. Il consiglio europeo indica una via concreta. La seguente: «Introdurre misure che riducano i disincentivi fiscali al lavoro delle persone che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare». E pone anche una scadenza: «Entro il marzo del 2015». In Italia le seconde fonti di reddito familiare sono gli

Quando la moglie ha una retribuzione che supera i 2.840 euro lordi l’anno il marito perde le detrazioni per coniuge a carico

stipendi delle donne. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, gli uomini guadagnano di più. Il nodo è il seguente: quando la moglie ha una retribuzione che supera i 2.840 euro lordi l’anno il marito perde le detrazioni per coniuge a carico. Ciò rende meno vantaggioso lavorare. E questo vale soprattutto per le donne che potrebbero ambire a retribuzioni basse. «Non c’è dubbio l’Europa ci indica un intervento utile e sensato – osserva Daniela Del Boca, docente di Economia a Torino -. Basta guardare i dati sull’occupazione femminile per scoprire che in Italia le donne con alta scolarizzazione lavorano eccome. A restare a casa sono soprattutto quelle che possono ambire a stipendi bassi. E la causa sta anche in questa forma di disincentivo». «Le italiane hanno voglia di lavorare, tant’è che il tasso di disoccupazione femminile è più alto di quello maschile», aggiunge Del Boca. Certo, poi servirebbero più asili (anche questo dice il consiglio europeo). E bisognerebbe che l’economia del Paese fosse in grado di offrire opportunità di impiego. Ma questo è un altro discorso.

A.N.D.E.
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