Giorgia Meloni (1)

Sì alla risoluzione. «Non c’è un progetto di esercito comune, non rispondere sui dazi». Lite con Renzi

Un discorso lungo e complesso, diviso per punti, quelli che saranno discussi al Consiglio europeo da domani. Con un fulcro limato, mediato ed espresso in modo tale da aver convinto, in nome del «realismo», tutta la maggioranza — divisa sulla difesa europea e sul tipo di partecipazione a eventuali missioni in Ucraina — a votare la risoluzione finale in 12 capitoli (l’unica approvata, con 109 sì; quelle delle opposizioni, una per partito, non votate).
Giorgia Meloni riferisce in Senato — oggi alla Camera per la replica — sulla delicatissima situazione mondiale che coinvolge anche l’Europa, e dunque l’Italia, e riesce, in un clima meno infuocato del solito, a ottenere il consenso di tutto il centrodestra. La premier ribadisce la posizione tenuta fin qui: vicini all’Ucraina, ma «sostenendo lo sforzo avviato dal presidente Trump», senza dover scegliere tra Usa ed Europa: «Chi per ragioni ideologiche racconta una narrazione diversa traccia un solco tra le due sponde dell’Atlantico».
È un tema che le sta molto caro: «È un banale dato di realtà che non è possibile immaginare una garanzia di sicurezza duratura dividendo l’Europa e gli Usa. È giusto che l’Europa si attrezzi per fare la sua parte, ma ingenuo pensare possa fare da sola fuori dalla cornice» della Nato.
Già, ma come si fa a rafforzare la difesa — «metterò la nazione in sicurezza», dice — con fondi limitati? Premesso che mai l’Italia invierà truppe in Ucraina senza almeno l’ombrello di una missione Nato, che chiamare il piano Rearm Ue è «fuorviante», perché «non si tratta solo di comprare armamenti», e che non esiste un progetto di «esercito comune europeo.
Meloni frena, dopo aver dato una stoccata al M5S di Conte per aver lui accettato la spesa al 2% del Pil per la difesa: «L’Italia non intende distogliere un solo euro sulle risorse per la coesione. Il piano arriva a 800 miliardi di euro» ma «non si tratta di spendere le risorse attualmente disponibili per i servizi ai cittadini, ma della possibilità di ricorrere a deficit aggiuntivo rispetto al patto di Stabilità, e su queste premesse l’Italia deciderà se attivare o meno queste opzioni. Lo dico per sottolineare che non è una scelta tra maggiori risorse per sanità e servizi ai cittadini o difesa». Chi lo sostiene «inganna i cittadini», prosegue (e c’è chi ricorda come, oltre ai 5 Stelle, anche la Lega lo ha ripetuto spesso). Insomma il piano Ue «è un annuncio molto roboante rispetto alla realtà e alla natura di quanto viene proposto».
Si vedrà insomma quanto, come e se si spenderà, come si vedrà che tipo di aiuti si possano fornire all’Ucraina. La proposta italiana, «su cui cresce il consenso», ribadisce Meloni, è «sul modello di articolo 5 Nato», che prevede la difesa di un Paese aggredito.
Tra un saluto al Papa e una difesa di Mattarella, rivendicazioni di crescita economica, assicurazione che «non è prevista una manovra correttiva», orgoglio perché «tanti Paesi ci seguono» sul contrasto all’immigrazione, si parla anche di dazi. Pure qui, grande cautela: «Bisogna continuare a lavorare con pragmatismo, evitando una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Usa né l’Europa: non è saggio entrare nelle rappresaglie dove tutti perdono».
Qualche battibecco con Matteo Renzi: «La necessità di vendere il suo libro non è la mia priorità». Qualche stoccata all’opposizione: Pensate alle nostre divisioni? Guardate le vostre!». Mentre Mario Monti avverte che «la presidenza Trump creerà vuoti che l’Europa dovrà riempire», Pier Ferdinando Casini dice che rafforzare la difesa è «una scelta dolorosa e impopolare ma la difesa europea è una necessità ineludibile». Renzi batte: «Meloni non insegua Trump, rilegga la lezione di De Gasperi». Francesco Boccia per il Pd lamenta «il vuoto» della risoluzione di maggioranza, perché «scrivere alcune cose avrebbe portato imbarazzo nella Lega: sta con l’Europa o con Trump?». E Stefano Patuanelli, M5S, chiosa: «Il governo Meloni è il più diviso d’Europa».

A.N.D.E.
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