La premier sta pensando di convocare i vice Tajani e Salvini a Palazzo Chigi, prima delle comunicazioni nell’Aula del Senato in vista del Consiglio Ue
Mettere nero su bianco i punti fermi della politica estera del governo non è un gioco da ragazzi, in questi tempi di fratture innescate dalle guerre e dall’arrivo di Trump. Domani nell’Aula del Senato la premier terrà la comunicazioni in vista di un Consiglio Ue formale e importante, in agenda giovedì e venerdì. E poiché sbagliare non si può e spaccarsi in Parlamento nemmeno, Giorgia Meloni sta pensando di convocare oggi i suoi vice Tajani e Salvini a Palazzo Chigi, per concordare la linea.
Il passaggio stretto è il testo della risoluzione di maggioranza che andrà messa ai voti e che dovrà certificare la (presunta) unità su questioni cruciali, come la guerra in Ucraina, la posizione dell’Italia rispetto a Ue e Usa, le spese per la difesa e le truppe che Francia e Gran Bretagna vorrebbero inviare a Est, se e quando sarà siglata la tregua tra Mosca e Kiev. Il governo è contrario e Meloni lo ha detto nella video call di sabato con i leader «volenterosi», convocati dal britannico Keir Starmer.
La presidente ribadirà che «i militari italiani non partiranno» e confermerà le sue priorità: l’urgenza del cessate il fuoco, la necessità di tenere unito il fronte Occidentale fidandosi della mediazione di Trump, la proposta di un vertice Usa-Ue. Meloni tornerà a illustrare i dubbi sul piano di riarmo di Ursula von der Leyen, votato da FdI e bocciato dalla Lega e la contrarietà all’uso dei fondi di coesione. Non solo a Strasburgo i partiti del centrodestra hanno votato in ordine sparso, ma la donna che guida il governo si è scontrata con Giorgetti sulle spese per la difesa. E anche ieri la Lega si è smarcata. Armando Siri ha rilanciato il niet di Salvini a «850 miliardi di debito per comprare armi».
In questo quadro di frizioni e tensioni, il discorso della premier prima a Palazzo Madama e poi, mercoledì, a Montecitorio, sarà un esercizio da funambola. Per non perdere l’equilibrio, dovrà concertare con i suoi vice anche le virgole. Alla bozza lavorano a Palazzo Chigi i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Oggi il vertice (o un giro di telefonate) con Salvini, Tajani e Maurizio Lupi e poi, trovato un accordo di massima, la risoluzione approderà al Senato per essere «timbrata» dai capigruppo. Per Lucio Malan di FdI «la quadra si troverà» e Galeazzo Bignami è ottimista: «Riusciremo a fare la sintesi della posizione del governo». Come? Partendo dal programma di coalizione, dove è scritto che l’Italia sta nell’alleanza atlantica, è favorevole ad adeguare gli stanziamenti per la difesa e sostiene l’Ucraina.
Il leghista Massimiliano Romeo ammette le distanze, eppure confida che si arriverà a una «risoluzione unitaria». Salvini, i cui continui smarcamenti hanno molto innervosito la premier, vuole nel testo un riferimento alla pace e agli sforzi di Trump e non è escluso che qualcosa riesca a ottenere, ma solo se prevarrà l’idea di una risoluzione larga, con dentro tutti i temi del vertice Ue: Ucraina, migrazioni, competitività. Se invece l’accordo tra i leader dovesse rivelarsi difficile da raggiungere, a Palazzo Chigi hanno già la soluzione di ripiego: un testo brevissimo, che contenga solo la determinazione dei partiti di maggioranza ad approvare le comunicazioni di Meloni. Mercoledì sera, dopo l’Aula e il passaggio al Quirinale, la premier volerà a Bruxelles dove potrebbe partecipare alla cena con Fidanza, Procaccini e gli altri eurodeputati di FdI. E oggi Meloni riceverà Re Abdallah II di Giordania, con cui parlerà delle prospettive di pace in Medio Oriente.