Problemi globali richiedono soluzioni globali. Roma è sede per la sicurezza alimentare: un fronte caldo che rimarrà decisivo per il futuro di milioni di persone
C’è ancora spazio per il multilateralismo in un mondo sempre più frammentato? Gli strumenti di cooperazione internazionale che conosciamo sono stati pensati dopo le tragedie immani delle guerre mondiali di inizio secolo scorso. Sono passati ottanta anni da quando, nell’ottobre del 1945 nasceva la FAO, organizzazione fondata su iniziativa diretta del Presidente Roosevelt per combattere la fame. Prima ancora, in Italia, su proposta di Vittorio Emanuele, il governo Giolitti diede vita all’Istituto Internazionale di Agricoltura come strumento dove i Paesi potessero lavorare insieme sui temi dell’agricoltura per sfamare i popoli. «Di un Istituto siffatto, organo di solidarietà ed elemento poderoso di pace, i benefici effetti sicuramente si moltiplicherebbero» scriveva il Re. Era il 24 gennaio 1905. Certo oggi viviamo una situazione completamente mutata, e non solo rispetto a quel lontano momento. Il mondo che abbiamo conosciuto per decenni è in profonda trasformazione con nuove dinamiche geopolitiche, economiche, finanziarie, tecnologiche. Siamo passati dal bipolarismo della guerra fredda, alla transizione unipolare, al quadro odierno, dove le alleanze si stanno scomponendo e ricomponendo con l’ingresso sulla scena di protagonisti nuovi. E dunque, su quali strumenti globali e solidali possiamo concretamente investire? E possiamo ancora credere in uno spazio dove la comunità internazionale possa sedersi e lavorare insieme nelle differenze, cercando la fatica del compromesso? Di certo il multilateralismo che abbiamo conosciuto ha mostrato limiti che non sono stati affrontati per tempo. Si pensi alla riforma del Consiglio di Sicurezza o alle governance degli strumenti finanziari eredi di Bretton Woods. Si doveva e poteva intervenire prima, ma occorre prendere atto che questa volontà non si è espressa con la determinazione giusta. Con il «Patto per il Futuro», recentemente, le Nazioni Unite hanno provato a dotarsi di una rotta nelle riforme necessarie ma è chiaro che tutto dipenderà dalla volontà reale dei Paesi di sostenere questo sforzo. I margini di azione del multilateralismo risultano oggi limitati, ma non vanno sottovalutati. Non si tratta di spazi inutili, tutt’altro. Nella sua oggettiva difficoltà, questa fase dovrebbe farci riconoscere l’essenza e l’urgenza del sistema multilaterale e le sue cruciali funzioni di fronte a problemi globali che richiedono soluzioni globali. E ciò è tanto più necessario per affrontare le distorsioni emerse dalla fase che abbiamo vissuto in questi anni, riconoscendo prima di tutto che la cooperazione globale ha bisogno di ancoraggi più solidi verso le comunità e di risposte sociali più forti in grado di generare equità. Il multilateralismo può giocare un ruolo decisivo e anche per questo non credo che le relazioni internazionali in futuro possano basarsi solo sulla sommatoria di rapporti bilaterali, per quanto legittimi e necessari. E le Nazioni Unite certo devono migliorare, ma non partono da zero: garantiscono una rete di dialogo e azioni che difficilmente potrebbero essere affrontate in altro modo. Gli esempi non mancano: dalle aree drammatiche delle emergenze umanitarie a tanti programmi di prevenzione e resilienza in zone spesso dimenticate e periferiche. Ma la loro azione può garantire anche una iniziativa pubblica su aree strategiche che non possono essere lasciate solo all’interesse privato, spesso circoscritto a poche grandi imprese multinazionali. L’Italia ha una importante tradizione su cui investire per essere attore protagonista di una rinnovata stagione multilaterale. Roma è sede globale per la sicurezza alimentare: un fronte caldo che rimarrà decisivo per il futuro di milioni di persone. Siamo nel cuore del Mediterraneo, ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente. Dunque «multilaterali» per storia e geografia. A noi il compito di continuare a coltivare questa responsabilità, innovandola e rendendola sempre più efficace di fronte alle inedite sfide che il mondo sta affrontando.