Una manovra che è destinata a riconfigurare l’intero commercio mondiale. E che avrà conseguenze pesanti per tutti gli Stati coinvolti. A cominciare dall’Europa

Ha mantenuto la promessa Donald Trump: ha deciso di alzare barriere tariffarie, tasse su tutti i prodotti importati negli Usa dal mondo. Ha mostrato una tabella con in testa i suoi due principali partner commerciali, Cina e Unione europea con accanto la cifra dei dazi imposti: 34% per Pechino, 20% per Bruxelles. Una manovra che è destinata a riconfigurare l’intero commercio mondiale. E che avrà conseguenze pesanti per tutti gli Stati coinvolti. A cominciare dall’Europa.

Non sarà facile per l’Unione architettare una risposta all’altezza della sfida lanciata dal 47mo inquilino della Casa Bianca. Gli Stati Uniti hanno esportato lo scorso anno verso l’Europa beni per 357 miliardi. L’Unione europea ha inviato merci verso l’America per 584 miliardi. La differenza è soltanto una: la nostra economia in proporzione dipende molto di più dalle esportazioni. Il dilemma sarà come rispondere senza che si avvii una guerra commerciale che pure ieri è stata di fatto dichiarata dagli Stati Uniti all’Europa come a gran parte del mondo.

La prima reazione di opporre a dazi altri dazi è probabilmente quella meno efficace. Anche se nell’immediato perlomeno la minaccia potrebbe essere utile come arma negoziale. Un’arma da usare per tentare di riportare a un tavolo un’amministrazione americana che al momento pare solo vogliosa di difendersi da presunti torti. È chiaro che l’Unione europea viene sottoposta a una sorta di stress test. Dovrà dimostrare unità. Dovrà dimostrare intelligenza facendo capire di essere stata ferita dalle parole usate nei suoi confronti nei giorni scorsi, e ieri dai dazi.

Ma al tempo stesso dovrà reagire. E farlo con forza. Facendo capire che alzare barriere di questo tipo può non convenire a nessuno. Tantomeno a quelle aziende americane che offrono e vendono servizi nel mercato più ricco del mondo che forse a Washington si è dimenticato dove sia: in Europa. Trump ha scelto la strada forse peggiore per riequilibrare i propri disavanzi.

Ma se l’America così facendo ci sottopone a un test, anche per gli Stati Uniti questa sarà una prova. I 6 miliardi di persone che guardano all’Occidente come modello di crescita da imitare sono potenziali mercati verso i quali l’America alza un muro di dazi. Significherà anche asciugare quel flusso di innovazione e concorrenza che erano stati il sale dello sviluppo americano. Nell’immediato qui in Europa soffriremo sicuramente. Ma se saremo capaci, potremmo aspirare a essere noi a prendere il ruolo di nazione guida di quella formula così speciale fatta di democrazia, capitalismo e attenzione sociale.

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