Gentiloni: attuare il piano Pittella (Pd): impossibile rispettare i tempi, prorogare10

Bocche cucite nel governo sull’ipotesi, che si va facendo strada, di una modifica al Pnrr. Per il momento, stando alle posizioni ufficiali di Palazzo Chigi e Mef, l’ipotesi non c’è: non è sul tavolo di confronto con la commissione Ue, dove ci sono altre priorità. Inoltre, porre ora la questione non servirebbe ad accelerare le riforme e i progetti in corso. Il commissario Ue Paolo Gentiloni, ascoltato lunedì 7 marzo dalla commissione Affari economici del Parlamento europeo, ha detto che «l’attuazione dell’Rrf è fondamentale per attutire l’impatto di questa nuova crisi» generata dalla guerra.

Trattativa sotto traccia
Di tanto in tanto, però, trapela qualche voce sulla trattativa sotto traccia fra Italia e Ue per un «piano B». A far uscire allo scoperto la questione era stato, il 25 gennaio, il ministro delle Infrastrutture Giovannini: «Il 2022 – aveva detto – è un anno cruciale anche per una possibile revisione dei Piani di ripresa presentati dai vari Paesi, alla luce di eventi eccezionali, uno dei quali è il forte aumento dei prezzi delle materie prime». Gelo da Bruxelles che richiamava le procedure già previste dal regolamento Ue 2021/241. Tradotto: possibili piccole limature.
In via riservata, qualche funzionario pubblico ammette che bisognerebbe cambiare ma aggiunge che è difficile porre ora la questione di un piano B, «perché potremmo essere costretti nel giro di breve tempo, a elaborare un piano C, tante sono in questo momento le variabili che pendono sulla nostra testa».

Il peso di variabili esogene
Qui non è più una questione di procedure di Bruxelles. È cambiato completamente il quadro economico e politico cui il Pnrr si riferisce e oggi dipende in gran parte da variabili esogene: la guerra in Ucraina, la crisi energetica, i costi delle materie prime, la crescita che si è fermata. Per non parlare delle variabili interne al Piano: la lievitazione dei costi, il ritardo che alcuni progetti cominciano a segnare, l’incapacità delle amministrazioni locali che (soprattutto al Sud) comincia a venire fuori.
Proprio richiamandosi al mutamento di scenario indotto dalla guerra e all’urgenza di cambiare politica energetica, la questione di una modifica del Pnrr è stata rilanciata domenica 6 marzo, a «Mezz’ora in più», dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. «Il Pnrr – ha detto – dovrebbe essere modificato, riscritto e allungato nella sua estensione temporale: servirebbe a tutta la Ue».
Il tema è stato rilanciato dal capogruppo Pd in commissione Finanze del Senato, Gianni Pittella, già europarlamentare e vice presidente del Parlamento Ue. «È necessario ripensare le scadenze del Pnrr», ha detto. «So di toccare un tema tabù – ha continuato – ma dovremmo avere il coraggio di guardare la realtà. Il termine ultimo del 2026 perché la spesa debba essere certificata è oggi irrealistico. Già la prima fase di attuazione ha mostrato criticità dovute alla necessità di dotare i comuni di risorse professionali esterne che aiutino la macchina amministrativa a partecipare ai bandi del Pnrr. Ma ciò che rileva di più é che tutto l’impianto confezionato rigidamente dalla Ue appartiene a un’epoca totalmente diversa dall’attuale».

A.N.D.E.
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