È durato quasi tre ore il colloquio tra il leader del Cremlino e il presidente americano. Domani scambio di 175 prigionieri tra Mosca e Kiev. I negoziati inizieranno immediatamente in Medioriente

Stop alle armi all’Ucraina e stop agli attacchi alle centrali energetiche. Sono queste, secondo Mosca, le richieste finite sul tavolo tra Putin e Trump nel corso della telefonata tra i due, durata quasi tre ore. La Casa Bianca afferma, poi, che i due leader sono d’accordo «su una pace duratura». La Casa Bianca conferma e sottolinea che «il colloquio è andato molto bene». Da Mosca arriva l’okay allo stop agli attacchi alle centrali energetiche ucraine, mentre lo zar chiede lo «stop dei rifornimenti di armi all’Ucraina». Previsto, domani, lo scambio di 175 prigionieri tra Mosca e Kiev. Soddisfazione dal Cremlino: «Con loro il mondo è più sicuro» sottolinea Kirill Dmitriev, inviato speciale di Vladimir Putin per la cooperazione economica e di investimento internazionale.
Lo zar, intanto, ringrazia Trump per contributo a raggiungere la fine delle ostilità. A riferirlo è il Cremlino.
Putin non è pronto a “porre fine” alla guerra e le condizioni poste “puntano a indebolire l’Ucraina”, ha detto in serata il presidente Volodymyr Zelensky, non nascondendo l’irritazione dei vertici ucraini per l’esito del colloquio nel quale lo zar del Cremlino ha di fatto respinto la proposta americana di un cessate il fuoco totale di 30 giorni che Kiev aveva invece accettato a Gedda. «Dopo aver ottenuto i dettagli dal presidente degli Stati Uniti daremo la nostra risposta», ha aggiunto. «Al momento abbiamo gli Shahed e la minaccia missilistica nel nostro Paese, quindi gli accordi non funzionano ancora», ha sottolineato l’ufficio del presidente mentre erano in corso i nuovi raid ricordando che una proposta di tregua nei cieli e nei mari era originariamente venuta dall’Ucraina.
Sul fronte Ue, invece, arriva il messaggio secondo il quale la pace va accettata «solo con garanzie di sicurezza a Kiev». Nella bozza emerge che l’Ue è «pronta a aumentare la pressione su Mosca e gli asset restino congelati».

A.N.D.E.
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