Wall Street in picchiata nel dopo mercato in attesa di riaprire oggi in un clima di alta tensione. Sono 60 i Paesi con dazi addizionali rispetto al 10% uguale per tutti. Le tariffe minime al via dal 5 aprile, le altre dal 9. Settore auto e acciaio, già colpiti, tra gli esentati dai nuovi dazi

«È il giorno della liberazione»: Donald Trump ha esordito senza mezzi termini, mantenendo la minacciosa promessa di sollevare il sipario su aggressivi dazi verso tutti i partner degli Stati Uniti, rivali e alleati. La formula, più drastica di quanto atteso da molti operatori, prescrive il 10% minimo su pressoché tutto l’import negli Usa. E tariffe molto più elevate, doppie, triple e fino a sfiorare il 50%, per una sessantina di paesi considerati i più sleali nell’interscambio, una lista nera che va dall’Unione Europea al Giappone, dalla Corea del Sud alla Cina.
La mossa rappresenta un duro colpo ai rapporti economici internazionali, che potrebbe innescare escalation di guerre commerciali e che ha subito scosso Wall Street: nel dopo mercato e nella notte i future legati all’indice Dow Jones hanno mostrato perdite del 2,5%, quelli sull’S&P 500 del 3,6% e sul Nasdaq di quasi il 5 per cento. Citigroup ha definito la manovra molto superiore a quella attesa dagli operatori e dagli analisti, in grado a conti fatti di portare le tariffe medie effettive statunitensi oltre il 25% contro un previsto 10 per cento.
L’Unione Europa viene colpita da dazi del 20%, la Cina dal 34 per cento. I dazi base scatteranno dal 5 aprile, quelli maggiorati dal 9 aprile, calcolati secondo Washington in modo proporzionale e stando a Trump sarebbero circa la metà rispetto alle barriere tariffarie e non tariffarie applicate ai danni del made in Usa. Numerosi esperti e critici denunciano come soggettivi e infondati quei calcoli della Casa Bianca.
«Il nostro paese è stato saccheggiato e violato» ha intonato il Presidente Usa. «Tutto questo non accadrà più» ha promesso del Rose Garden della Casa Bianca davanti si suoi ministri e una platea di circa 150 invitati tra i quali lavoratori dell’auto. «Quella di oggi è una vera e propria dichiarazione di indipendenza economica» ha detto.
Trump ha anche annunciato che dalla mezzanotte del 2 aprile scatteranno dazi del 25% delle auto prodotte all’estero. Esentati dai nuovi dazi reciproci solo Canada e Messico, già soggetti ad annunciate tariffe del 25% per gli sforzi secondo la Casa Bianca inadeguati dei due paesi contro fentanyl e migranti. Da quei dazi sono finora risparmiati beni coperti dal trattato di libero scambio nordamericano.
Saranno inoltre al momento esentati dai dazi per paese settori quali il farmaceutico, i semiconduttori, il rame e il legname, ma solo perché sono oggetto di indagini sull’applicazione futura di specifiche misure. Acciaio e alluminio sono a loro volta esclusi perché colpiti dal mese scorso da tariffe a loro volta del 25 per cento. Risparmiati infine alcuni prodotti energetici e minerali non disponibili negli Stati Uniti.
Il senso complessivo della manovra di Trump è quello di una indubbia e drammatica offensiva unilaterale. «America First sarà il nostro slogan» ha detto il Presidente. L’ordine esecutivo che ha firmato ha lasciato spiragli al negoziato, dando il potere al Presidente di modificare i dazi sulla base di trattative con i partner e di loro adeguate concessioni. Resta però tutto da vedere se Trump abbia vere intenzioni diplomatiche o se queste siano solo sulla carta. Sono possibili anche ulteriori peggioramenti del protezionismo, con aumenti delle tariffe americane in risposta a rappresaglie di altri paesi.

I dazi alla Cina ora salgono fino al 54%
Trump ha illustrato in dettaglio i dazi impugnando un tabellone e iniziando dalla Cina, alla quale saranno applicati dazi del 34%. Sommati a già decisi dazi del 20%, i dazi contro Pechino svettano adesso a quota 54 per cento. Non è la sola nazione presa di mira: in tutto, ha sottolineato, sono 60 i Paesi individuati dall’amministrazione che avranno dazi addizionali rispetto al 10% di base uguale per tutti. Si tratta di coloro che secondo la Casa Bianca hanno le relazioni commerciali più inique con gli Usa. Ha aggiunto di considerare la sua azione benevola, asserendo che i nuovi dazi statunitensi sarebbero in realtà non più della metà di quelli imposti dai partner all’America.
Trump, dopo la Cina, ha annunciato dazi del 10% contro la Gran Bretagna, che sono tuttavia meno di quelli imposti all’Unione Europea (20%), aggredita come patetica e accusata di imporre barriere del 39% ai beni Usa. Nonostante i veri dazi europei siano in realtà stimati dalla Banca Mondiale in media attorno al 2%, non molto diversi finora da quelli medi Usa.
Poi, da un angolo all’altro del pianeta: dazi del 17% su Israele, 26% per India. Tariffe del 46% per Vietnam, 32% per Taiwan, 10% per Brasile. Dazi del 30% per Sudafrica, 31% per Svizzera, 49% per Cambogia.
Il Presidente ha promesso che simili dazi “porteranno l’età dell’oro”, rilanceranno il “sogno americano” e “genereranno miliardi di miliardi di dollari per ridurre le nostre tasse e il nostro debito”, parlando davanti a una sfilza di bandiere a stelle e strisce. “Rimettiamo l’America First” e rendiamo l’America di nuovo ricca. “Make America Wealthy Again”, ha detto.
Gli economisti prevedono al contrario nell’immediato inflazione e perdita netta di posti di lavoro, se non una vera e propria recessione, mentre ipotesi di reindustrializzazione appaiono molto più fragili e distanti, dato che occorrono anni e certezze oggi inesistenti per eventuali vere riorganizzazioni di enormi e complesse catene di produzione e fornitura, che vadano al là di annunci d’immagine o di isolati nuovi investimenti. Gran parte degli analisti concorda che i dazi siano uno strumento sia inefficiente che inefficace di politica industriale, con molti più rischi che benefici.

Nuove tariffe base dal 5 aprile, le più pesanti dal 9 aprile
L’amministrazione Trump sfida però il consenso economico. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che i dazi reciproci base, ovvero quelli al 10%, saranno applicati da sabato 5 aprile, quelli con aliquote maggiori, invece, da mercoledì 9 aprile. Nel decreto presidenziale firmato da Donald Trump, è elencato ogni singolo Paese con l’aliquota applicata. I dazi al 10%, oltre che a Regno Unito e Brasile, saranno applicati anche a Singapore, Cile, Australia, Colombia, Turchia e a una serie di Stati “minori”.

Trump dichiara l’emergenza nazionale sul commercio
L’amministrazione ha anche chiarito che Trump dichiarerà un’emergenza nazionale sul commercio quale legittimazione per l’imposizione dei dazi. Si tratta di una legge del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act, che dà al Presidente vasti poteri di intervenire su transazioni in caso di una minaccia dall’estero. Trump ha decretato che “il commercio estero e le pratiche economiche hanno creato una emergenza nazionale” e le tariffe “rafforzeranno la posizione economica degli Stati Uniti e proteggeranno i lavoratori americani”.
Tra le prime analisi indipendenti dell’impatto di dazi annunciati è arrivata quella di Exiger che ha definito la mossa, in ogni caso, una «monumentale svolta politica che ridisegnerà catene di fornitura, prezzi e strategie geopolitiche»: ha stimato che le nuove tariffe ammontino a 600 miliardi di dollari l’anno, concentrate contro dieci paesi. L’export cinese risentirà di un aggravio da 149 miliardi, il Vietnam di 63 miliardi, Taiwan di 37 miliardi, il Giappone di 36 miliardi e Germania e Irlanda assieme di 41 miliardi. Non molto diverse altre stime: Capital Economics prevede che i dazi ammontino fino a oltre 800 miliardi, Citigroup a 700 miliardi.
L’amministrazione Trump ha deciso anche di imporre dazi del 25% su tutte le birre in lattina importate e su tutte le lattine vuote in alluminio, a partire da venerdì 4 aprile. Lo ha reso noto il dipartimento del Commercio statunitense.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

A.N.D.E.
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.