Intese separate con gli Usa su navigazione sicura e stop ai bombardamenti su centrali elettriche, raffinerie, oleodotti: la differenza in un paragrafo. Zelensky: «Già Mosca prova a distorcere gli accordi»

La pace è più vicina? La buona notizia è che la mediazione americana sembra rendere possibile una tregua iniziale parziale, limitata a Mar Nero e infrastrutture energetiche, tra russi e ucraini.
Quelle brutte sono che la guerra di terra e i bombardamenti continuano, ma, soprattutto, che già appena dopo la firma dell’accordo ieri a Riad le due parti si sono scontrate sulle sue interpretazioni e le ambiguità di fondo restano irrisolte a peggiorare il clima di sfiducia reciproca. Difficile capire dunque quanto solide siano le speranze per l’avvio di un concreto negoziato per porre fine alla guerra scaturita dall’invasione voluta da Putin il 24 febbraio 2022, dopo che ieri in Arabia Saudita le delegazioni russa e ucraina hanno firmato il loro assenso per la tregua di 30 giorni proposta dall’amministrazione americana e fortemente voluta dallo stesso Donald Trump. Tra le cause delle difficoltà sta il fatto che la Casa Bianca ha reso noti due diversi comunicati, in cui specifica che ha concluso due accordi separati. I due documenti sono identici per quattro dei cinque capitoli, ma uno differisce nella versione russa e causa lo scontro. Nodo centrale, che coinvolge anche l’Europa e tutti i Paesi che hanno imposto l’embargo economico contro la Russia, è dove si parla di facilitare la cancellazione dell’embargo internazionale contro i fertilizzanti e i prodotti agricoli russi, che era stato imposto all’inizio della guerra dai Paesi occidentali.
Il Cremlino gioisce. Kiev si dice assolutamente contraria. Il timore ucraino è che la Russia venga «sdoganata» prima che la pace sia davvero effettiva. Kiev spera adesso che gli alleati europei e altri come Canada e Norvegia si rifiutino di levare l’embargo antirusso e attendano semmai una fase più avanzata dell’eventuale processo negoziale. I punti comuni concordati ieri prevedono invece la navigazione sicura sul Mar Nero per i battelli commerciali dei due Paesi, la limitazione di movimento per le unità militari, il blocco totale dei bombardamenti contro centrali elettriche, raffinerie, oleodotti o gasdotti. Le due parti concordano la presenza di osservatori di Paesi terzi incaricati di monitorare il rispetto della tregua e da definire.
Sia il presidente Zelensky che il suo capo delegazione a Riad, il ministro della Difesa Rustem Umerov, hanno specificato che a loro parere la tregua può «iniziare immediatamente». Gli ucraini restano più che mai determinati a prevenire qualsiasi frizione con Washington per evitare il blocco dell’invio degli aiuti militari Usa, come invece avvenne dopo lo scontro verbale di Zelensky con Trump e JD Vance alla Casa Bianca il 28 febbraio. «Non abbiamo alcuna fiducia nella Russia, ma restiamo costruttivi e lavoriamo con gli americani», ha detto Zelensky. Il Cremlino comunica di accettare la tregua, che a suo dire «è iniziata dal 18 marzo» (sebbene da allora vi siano già stati bombardamenti reciproci) e aggiunge di avere una lista di obiettivi comprendenti centrali nucleari e stazioni di pompaggio del gas.
I problemi, tuttavia, sono sorti dopo che il Cremlino ha pubblicato la sua interpretazione del documento firmato a Riad. Dove gli americani parlano del loro impegno generico a «favorire il ritorno dei fertilizzanti e dei prodotti agricoli russi sul mercato mondiale», a Mosca leggono che si tratta di una precondizione e deve includere la fine dell’embargo contro la sua Rosselkhozbank e le organizzazioni finanziarie che favoriscono la vendita dei prodotti russi. «Noi necessitiamo di garanzie chiare. Abbiamo già avuto brutte esperienze con gli ucraini in passato. E le garanzie possono essere solo il risultato di ordini americani netti a Zelensky e al suo team di rispettare gli impegni», ha detto il ministro degli esteri Lavrov.
«Stanno già cercando di distorcere gli accordi e di ingannare sia i nostri mediatori sia il mondo intero», ha ribattuto Zelensky nel suo discorso serale alla nazione. Due settimane fa Putin aveva rifiutato la proposta di Trump per un cessate il fuoco «totale di 30 giorni», Zelensky invece aveva accettato subito e senza porre alcuna precondizione. Il presidente ucraino è tornato a ricordare che i raid russi continuano quotidianamente, anche in serata erano segnalati droni nemici nello spazio aereo ucraino.

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A.N.D.E.
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