La presa di posizione è giunta dopo che ieri, mercoledì, il presidente Donald Trump ha annunciato dazi simmetrici (o reciproci), ossia in tutti i campi e paesi nei quali le merci americane sono tassate. L’aliquota generalizzata contro i prodotti europei sarà del 20% (in aggiunta al tasso esistente della nazione più favorita), e riguarderà nei fatti merci per un valore di circa 290 miliardi di euro. La decisione si aggiunge ai dazi del 25% su acciaio, alluminio e auto già annunciati.

A proposito di un eventuale negoziato, in un punto stampa a Bruxelles un funzionario comunitario non ha escluso la possibilità di venire incontro agli americani, in particolare «riducendo alcuni dazi europei». Secondo la Commissione europea, la media delle tariffe europee sulle merci americane è del 5%. Se ponderata per i settori merceologici, l’aliquota scende all’1,2%. Viceversa, l’aliquota media ponderata dei dazi americani imposti sulle merci europee è dell’1,4%.

Intanto, l’Unione europea sta preparando una doppia risposta. A metà mese dovrebbero entrare in vigore le contromisure in reazione ai dazi americani annunciati in marzo sull’acciaio e l’alluminio (un voto tra i paesi membri è previsto mercoledì 9 aprile). Successivamente saranno preparate ulteriori contromisure in risposta ai dazi simmetrici (o reciproci) e alle tariffe sulle auto. «Una entrata in vigore è possibile tra fine aprile e inizio maggio», ha detto il funzionario europeo.

La Commissione europea calcola che sulla base di tutti gli annunci americani verranno colpite merci europee per un totale di 380 miliardi di euro. Interpellato ieri, l’esecutivo comunitario non ha voluto precisare se la rappresaglia si concentrerà sui beni, o anche sui servizi: «Tutte le opzioni sono sul tavolo». Se l’obiettivo è negoziare con Washington, bisogna presumere che per ora Bruxelles non vorrà utilizzare la mano pesante, colpendo le grandi aziende digitali americane.

Le dichiarazioni pubbliche su questo fronte lasciano trasparire divergenti posizioni nazionali. Germania e Italia continuano a sottolineare la necessità di trovare un compromesso con l’amministrazione Trump, mentre ancora ieri Parigi si è voluta battagliera. Il presidente Emmanuel Macron ha definito «brutale e infondata» la nuova politica commerciale americana, e ha esortato le aziende europee a sospendere eventuali nuovi investimenti negli Stati Uniti.

Sempre secondo i calcoli brussellesi, e ipotizzando flussi commerciali stabili, i nuovi dazi americani comporteranno entrate doganali per circa 80 miliardi di euro, rispetto ai circa sette miliardi attuali. Tornando alla mano tesa nei confronti di Washington, il funzionario comunitario ha osservato: «Le nostre misure ritorsive non sono una punizione e neppure un segnale di escalation (…) Vogliamo trovare una soluzione produttiva per tutti. Il nostro obiettivo è sempre di ridurre i dazi, in modo bilanciato».