A Bruxelles ha preso forma il Cyber Solidarity Act: un insieme di norme che impegna i Paesi Ue a lavorare fianco a fianco contro le minacce provenienti dal cyberspazio

Reattività, e resilienza, parola chiave del decennio. Qui parliamo di sicurezza informatica e dell’esigenza europea di avere la capacità di reagire prontamente alle emergenze da un lato, quella di ridurre al minimo i danni dei possibili attacchi dall’altro. Ieri a Bruxelles ha preso forma il Cyber Solidarity Act, dai primi passi mossi durante la Pandemia: un insieme di norme che impegna i Paesi Ue a lavorare fianco a fianco contro le minacce provenienti dal cyberspazio, attacchi che per loro natura non possono essere affrontati solo su base nazionale.
Uno scudo comune – l’European Cyber Shield – verrà costituito dai Security Operation Center (i Soc) di ogni Paese. A questo si aggiunge la creazione di una Cybersecurity Skills Academy, una «scuola» da sviluppare con il settore privato per affrontare la cronica mancanza di professionisti nel Continente. Una politica comune in tal senso non può che essere una manna per l’Italia, Paese che per minore preparazione (a vari livelli) e per la prevalente natura medio-piccola delle imprese, è costantemente nel mirino dei criminali informatici. Secondo il Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica, nel 2023 nel Paese è andato a segno ben l’11% del totale degli attacchi globali «gravi». Una casistica che vede in Italia il 34% del totale degli attacchi mondiali rivolti contro aziende del manifatturiero.

A.N.D.E.
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