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Il leader punta tutto sulla Costituente. Lite Taverna-Toninelli

Il day after è da atmosfere lugubri. I 5 Stelle escono dalle Regionali in Liguria letteralmente con i lividi. E con un solo pensiero in testa: la Costituente di fine novembre. Per i contiani l’assemblea suona come una boccata d’ossigeno. Per i movimentisti sarà il momento della verità, del tentativo di disarcionare Conte con le sue stesse armi. La sconfitta ligure suona anche come il gong del conto alla rovescia: l’8 novembre saranno diffusi i report sul lavori dei 300 saggi. In pratica si potranno intuire i risvolti della kermesse di fine novembre.
Il presidente del M5S, pur affermando che si assume «sempre la responsabilità», guarda oltre. «Purtroppo siamo abituati a risultati non assolutamente soddisfacenti e anche molto deludenti sui territori, ne siamo consapevoli infatti per questo stiamo facendo un’assemblea costituente e non c’è assolutamente nessuna sottovalutazione», dice ai microfoni de ilfattoquotidiano.it e Fanpage. E aggiunge: «Le leadership sono sempre in discussione nel momento in cui non c’è consenso».
Conte è consapevole delle difficoltà del partito, ha voluto metterci la faccia, mostrare la delusione e ribadire la volontà di proseguire con i dem (nonostante al momento l’asse sia risultato vincente solo in Sardegna su 10 elezioni Regionali) e sottolineare che sul veto a Matteo Renzi non ha intenzione di cambiare linea, nonostante l’esito elettorale. Conte ha fatto il punto con i vertici e poi ha riunito i direttivi di Camera e Senato per parlare della legge di bilancio. L’agenda politica e la Costituente rimangono i due fari della sua azione.
Il gruppo parlamentare, però, è scosso. «Serve un rilancio dei territori», dicono alcuni facendo autocritica. «Siamo troppo nei palazzi». C’è chi punta di nuovo la regola del doppio mandato: «Paghiamo il fatto di non avere volti e competenze. Anche Grillo che tanto la difende ne paga lo scotto: ora avrebbe altri nomi da contrapporre a Conte». Nel gran bazaar M5S ognuno dice la sua diagnosi ma pochi hanno una medicina per il partito malato.
Che i nervi siano scoperti però lo dimostra anche lo scontro tra due big storici come Danilo Toninelli e Paola Taverna.
«Per la prima volta, nella storia del Movimento 5 Stelle, dopo circa tre anni e mezzo di leadership da parte di Giuseppe Conte, ha partecipato non il Movimento 5 Stelle ma il partito di Conte. Lo dico con cognizione di causa perché il candidato presidente è stato appoggiato convintamente da Conte senza il voto degli iscritti. I candidati non sono stati votati dagli iscritti, ma scelti sempre da Conte», attacca Toninelli.
«Danilo, questa non è la lista di Conte, è la lista del Movimento 5 Stelle, e se oggi abbiamo il 4,5% probabilmente dipende anche da una guerra interna che sta facendo molto male al Movimento, molto più di quella che invece, insieme, dovremo fare contro il centrodestra», replica Taverna, che torna a tuonare in video dopo un silenzio lungo mesi. In questo marasma si fa sentire anche Grillo: «Si muore più traditi dalle pecore che sbranati dal lupo», scrive il garante del M5S in uno stato su WhatsApp. Il riferimento, spiegano nel Movimento, è all’ala contiana che, secondo il ragionamento del fondatore, sta portando i 5 Stelle verso una triste fine. In un crescendo di veleni interni, c’è chi commenta: «Ho il nuovo nome: dead movement walking».

A.N.D.E.
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