Meloni punta al bis con il 26% delle Politiche. Salvini mira al 9% e Tajani tenta il sorpasso con Forza Italia.  Il derby nel campo largo tra Schlein e Conte

Occhio ai numeri. Il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, ad esempio, sul Corriere di ieri, sfiora la palla con ragionevole prudenza: «A noi va bene raggiungere il risultato delle Politiche». In volgare: il 9%. Perché basta un attimo di distrazione e si resta impiccati alla cifra sbagliata: quando si tirerà la riga, la lunga notte tra il 9 e il 10 giugno, tutte le ambizioni verranno al pettine. Avanti con giudizio, quindi. Prima della Difesa comune, del patto di Stabilità, degli aiuti all’Ucraina, prima della revisione dei trattati, a Roma conteranno le febbri.
Le curve elettorali. Sopra o sotto una certa asticella, anche delle aspettative, si determineranno i giochi. La grande chiamata per scegliere i rappresentanti del popolo a Strasburgo e impastare il nostro futuro nella cornice dell’Unione servirà anche (o soprattutto) per misurare lo stato di salute di governo e opposizione. Così è. Ora il punto è determinare quella soglia dell’ambizione: qual è la cifra che sancirà la sconfitta, il pareggio (cioè la tenuta) o la vittoria? Della Lega si è detto. Sebbene il ragionamento di Molinari sia più articolato: «Nessuno ha mai messo in discussione il segretario. Il dibattito, piuttosto, è sulla linea politica». Non è poco. Il fatto è che se il Carroccio scenderà sotto quel livello di galleggiamento, il 9%, si aprirà per la prima volta un vero fronte per Matteo Salvini. E forse, quel fronte, si spalancherà comunque, pure in caso di semplice tenuta. In tanti in casa sua, è noto, attendono il Capitano al varco.
E poiché competition is competition, il risultato si peserà anche di riflesso, nel raffronto con gli altri compagni di coalizione. Qui entra in gioco Forza Italia, che, a braccetto con Noi moderati di Maurizio Lupi, sente di aver il vento nelle ali. Abbastanza per la doppia cifra e comunque per toccare il tetto del 10%. Come pronostica il leader del partito Antonio Tajani. In ballo c’è il possibile sorpasso della Lega. Eccolo, l’altro risvolto non certo secondario. Mentre i detentori del pacchetto di maggioranza, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, scommettono sul numero 26. Scolpisce la presidente del Consiglio: «Una vittoria sarebbe confermare i voti che mi hanno portata a Palazzo Chigi». Una stima che può apparire addirittura prudente per chi scende in campo con lo scudetto cucito sulla maglia e a lungo ha veleggiato nei sondaggi, ma forse è forse puntellata dalla consapevolezza che prima o poi tutte le lune di miele, o le spinte propulsive, si esauriscono. Anche sull’altro lato della barricata la partita è doppia. Qui nessuno ha dato i numeri. Non ci sono obiettivi dichiarati in termini percentuali.
Ma la faccenda è piuttosto interessante. Come si ricalibreranno i rapporti tra Pd e 5 Stelle se il partito di Elly Schlein dovesse toccare o superare in volata il 20% e quello di Giuseppe Conte dovesse restare inchiodato sotto il 15%? O, al contrario, se la forbice si dovesse restringere? Alle ultime Politiche i due partiti hanno incassato rispettivamente il 19,1% e il 15,4%. E questo sarà un buon metro. Poi si entra nell’affollato mondo dei più piccoli, dove c’è solo un numero e vale per tutti: il 4%. Se non si supera quello sbarramento, non si apre il portone di Strasburgo. Anche a queste latitudini lo scenario resta politicamente e giornalisticamente intrigante.
Diversi i destini politici (o le scommesse) che si giocano. Forse una formazione più delle altre si attirerà i riflettori. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli potranno avvantaggiarsi della scelta che hanno fatto. O pagarla: che ne sarà di Ilaria Salis, ora ai domiciliari in Ungheria, se Sinistra e Verdi non dovessero riuscire a scortarla nel fortino dell’Unione? L’altra partita a due è quella di Matteo Renzi, il quale si è arruolato negli Stati Uniti d’Europa di Emma Bonino, e di Carlo Calenda con la sua Azione. Il match tra i due gemelli diversi e da tempo accapigliati, si gioca sul filo. Poi, per completare: Pace Terra Dignità di Michele Santoro; Alternativa popolare di Stefano Bandecchi; Libertà di Cateno De Luca. Tutti a scrutare la linea dell’orizzonte. Meno 10 giorni alle urne.

A.N.D.E.
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